10/09/2002

Tra gli ascolti agostani, si è imposto piacevolmente questo “I love you, mon amour” dei mestrini Travolta (un nome, un mito) che sfoderano un poppettino gradevolissimo e leggero, rinfrescante come una aranciata ghiacciata. Ha il sapore delle cose buone e semplici di una volta, il secondo lavoro (dopo il primo “Escamot^ages” del 1999) della creatura parallela di Alberto Cozzi, bassista dei Libra, che qui sfoga la sua anima delicata, abbandonando le durezze noise del primo demo.

Pop di scuola americana, che può ricordare a tratti gli episodi più melodici di Dinosaur Jr. o dei Magnapop (ah, mitici…) meno distorti. Rimanendo nelle lande venete, possono venire in mente dei Northpole più scanzonati con maggiore propensione alla classifica, anche se per questa manca ancora qualcosetta in immediatezza. I Travolta, dal canto loro, divertono non poco e tutti i brani scorrono che è una bellezza sul lettore cd. E i testi fanno la loro parte: eccezionale “Setumivuoi” quando, dopo un riff di tastierina ammazzaclassifiche alla Dandy Warhols, Alberto Cozzi canta con voce candidissima “pensa quello che vuoi/ ma poi/ vorrei scoparti/ se non ti va/ andiamo al cinema”. E l’arte della celluloide torna spesso in questo pregevole dischetto, dalla traccia 2 “Cinema mon amour”, al titolo del cd che rifà il verso a “Hiroshima mon amour” (che prima di essere un locale di Torino e un pezzo degli Ultravox è stato un film di Alain Resnais del 1959), dal nome della band alla carinissima copertina, in cui sono in bella evidenza i buchi della pellicola. Su tutto, un sentore di nouvelle vague francese. Tanto che ad ascoltare i Travolta viene in mente, chissà perché, Truffaut. E la rugiada al mattino. E il sapore di acqua e menta.

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