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album Vivo e Vegeto - Arcane of Souls

recensione Arcane of Souls Vivo e Vegeto

2012 - Cantautore, Rock, Blues

RECENSIONE
28/12/2012

Riuscireste ad immaginare uno strano incrocio tra Mark Everett (capofila degli Eels), Elliott Smith, Lucio Battisti, Rino Gaetano e - perché no - Dario Brunori? Ecco, il progetto solista intestato ad Arcane Of Souls, (l'anagramma di Alfonso Surace, già chitarra e voce dei Torquemada, nonché membro aggiunto nei live dei Sakee Sed) rappresenta una sorta di camaleonte capace di mutare a seconda delle necessità, reinventandosi traccia dopo traccia.

I più cattivi potrebbero pensare che "Vivo e vegeto" sfrutti l'onda lunga del (neo-)cantautorato italiano, ma in realtà queste 12 tracce non si limitano a replicare la formuletta di stimati predecessori, pur seguendo un solco già ampiamente battuto. L'artista calabrese prova infatti a contaminare la sua produzione affidandosi in parte al blues (nella prima metà dell'album) e in parte a quell'attitudine sperimentale che pervade quel capolavoro intitolato "Wow" a firma Verdena - e sì, anche "Anima latina" andando a ritroso. Anzi, a dirla tutta, se avesse spinto e trovato il coraggio per andare dritto in questa direzione, oggi probabilmente scriveremmo di quest'opera in maniera entusiastica. Può darsi, invece, che l'ispirazione abbia funzionato a fasi alterne o, più semplicemente, il Nostro abbia fatto qualche errore di valutazione nel compilare la tracklist.

Se ad esempio "Pontiac", "Domenica, dimentica" (un assist ideale servito da Il Pan del Diavolo), "Col sole in faccia" e "Bronson", i brani più accattivanti del lotto, sarebbero stati alternati più spesso con le ipotetiche b-side, l'esito finale sarebbe diverso. Ad esempio l'onirica e bellissima "Io e tu", con un pizzico di coraggio e affidandosi alla sregolatezza, avrebbe meritato di aprire il lavoro, facendovi subito perdere la bussola, scatenando un alto livello di aspettative.

Non per questo "Vivo e vegeto" merita di essere declassato, però è l'ennesima dimostrazione che spesso non si ragiona abbastanza sulla disposizione delle canzoni all'interno di un disco. Avrebbe potuto funzionare molto meglio con un'altra scaletta, mentre così perde un po' di smalto e si arriva in fondo con un pizzico di amaro in bocca.

Vorrà dire che sarà per la prossima. Per ora ci accontentiamo - e alla grande - del materiale contenuto in quest’esordio.

Tracklist

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