14/12/2012

Vorrei che nevicasse ma quando serve non nevica mai, il gelo polare arriva sempre quando stai per riportare gli scarponi in cantina: tempismo imperfetto che segna ogni cosa, ultimamente, come queste parole che scrivo, tra la fine del mondo e il Natale, tra mio figlio che attende ansioso l’arrivo di un rubicondo signore barbuto e si preoccupa perché non abbiamo il camino, e un’Apocalisse che forse ha deciso di mangiarci un po’ per volta piuttosto che in un boccone solo. Mentre penso, e so che sarà un pensiero interminabile e si perderà nelle distrazioni, “Kneel, Therefore” mi sembra un’ancora da abbracciare stretta dove legare i pochi tesori rimasti per non abbandonarli alla corrente: elettronica come salvezza, un sound senza spigoli, nemmeno uno, tutto è liscio, morbido e comodo per appoggiarsi un momento. Sognante quanto basta per immergersi in un bagno di bollicine pop capace di portarti lontano, chiudi gli occhi e fiocchi leggerissimi cadono intorno, nel modo giusto, nell’istante migliore, ricoprendo tutti i propositi, gli errori, i cambiamenti: l’anno sarà nuovo e tu sarai sempre lo stesso, e in questo, c’è qualcosa che non va.

Continuo a pensare, e la bellezza dolce di “Fingers Fall” mi ferma per ricordare quanto fosse davvero tenera la notte quando, nonostante il freddo, sapevo ancora innamorarmi, mentre “Nadja” mi spingerebbe a ballare con la sua attitudine IDM se non fosse che non ne sono capace e, forse, questa mancanza mi ucciderà un giorno perché la mia occasione dorata si presenterà invitandomi in pista, e le dirò di no come ho sempre fatto, e l’ennesimo rimpianto riderà di me. L’ultimo rimpianto scivola sulle note di “Before The Flame & The Flood”, un brano dove lasciare che, assieme ai rimpianti, scivoli via la memoria, lentamente, e subito “Selling A Storm” tira su, è l’attimo per proseguire nel mio pensiero, per renderlo movimento e far sì che non rimanga uno sterile esercizio: voglio eliminare ogni parola superflua per descrivere questo album, ne resta una, è magia.

Un lavoro fatto di suggestioni che si rincorrono piacevolmente per disegnare incontri mai fatti, giochi mai vinti, con l’amarezza in un angolo e il coraggio nei passi incerti, e se tutto cade, incredibilmente restiamo fermi ad ascoltare “Moments Fading” e “Ghostly Incantations” sotto le coperte di un mattino come gli altri che se pure è Natale, che importa. Se finisse il mondo, non conta. L’anno sarà nuovo e noi aspettiamo di cambiare, e intanto, tra Lecce e New York, infiniti suoni luccicanti illuminano l’oceano e galleggiano sospesi tra chillwave, nuvole di panna, soffi sintetici e incanto: Andrea ‘Populous’ Mangia e Mike McGuire sanno come fare, per lasciarti andare e interrompere il tuo lungo pensiero notturno, e quando una nuova, splendida occasione mi inviterà, la musica sarà questa, e non potrò dirle di no.

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La recensione Life & Limb - Recensione - Life & Limb di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 17/07/2019

Commenti (1)

  • Huliganz 23/12/2012 ore 13:35 @Huliganz

    bello!

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