20/12/2012

Essere visibili o decidere di non esserlo? Partecipare ai talent show musicali per raggiungere la notorietà o fare musica dietro le quinte?Essere indie o essere trash-pop?Questo è il dilemma in tempi dove creare musica vera, autentica e onesta resta affare per pochi (eletti). I Valves sembrano non avere dubbi, le cose non se le complicano e fanno esattamente a modo loro. L’Ep "Non ha un nome" suggerisce proprio come si può riuscire a produrre qualcosa di ben fatto lontano da vetrine insulse e ripetitive.

Si avverte un senso del mestiere che ribadisce un punto imprescindibile: assorbire le influenze senza perdere se stessi. "And “O” and “O” suona un energico rock alla Bluvertigo con riferimenti agli anni ’70 senza tuttavia incartarsi in virtuosismi incomprensibili e vuoti; "Cox Orange Pippin" è un bel pezzo cantato insieme alla voce femminile di Costanza delle Rose dei Be Forest che ammalia di soavità e zucchero a velo; "Se" arriva diretto come un attacco dei Beatles di "S.gt Pepper's" senza deludere, anzi confermando che si può scrivere un buon pezzo partendo dal passato e rileggendolo in modo personale; "Y-o-u" è l’unica traccia scritta in inglese e strutturata in modo più pop e allegro; "Zagadka" delude e non trascina. Testi dignitosi ma da affinare.

In sintesi, buon punto di partenza per questa band bolognese che ha deciso di fare musica avendo chiari riferimenti e obiettivi, senza caricature stucchevoli né false sembianze. Occorre perfezionare la mira e il tiro con metodo e ricerca. Il bersaglio sarà centrato senza sbagliare un colpo.

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