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RECENSIONE
09/04/2014

“Scalzi e laceri eppure felici”, album d’esordio dell’abruzzese Emanuele Di Pasquale, è un disco con due anime. Della prima appartiene il funk di “Kinskenskunskens show”, il rock di “L’uomo che voleva raggiungere l’orizzonte”, le sonorità etniche di “Africa” ed il testo impegnato di “Il mio nome è Roberto è faccio lo scrittore”. Questa la possiamo definire come l’anima creativa e gioiosa, dove a prevalere è un sound multietnico che riesce ad esaltare la leggerezza della vita attraverso il viaggio, la spensieratezza, le trombe, il ritmo e la libertà. E qui Di Pasquale e la sua band arrivano diretti e potenti all’orecchio dell’ascoltatore.

Della seconda, ahimè, appartengono pezzi molto lenti, a volte accompagnati dal pianoforte, o da chitarre acustiche, dove si sente una fortissima influenza del più piacione dei Ligabue (“Puoi sentirmi” ne è l’emblema). I temi trattati sono più d’impronta intimista, amore e amicizia su tutti, sentimenti evergreen che vengono sviluppati  - o meglio schiacciati -  dalla pesantezza musicale di arrangiamenti blandi, con poco gusto e scarsa ricerca musicale. A questo punto è come se si ascoltasse un altro album.

Questo è un disco a metà. Sapete già quale delle due anime svilupperei maggiormente. Aspetto il prossimo disco fiducioso.

Tracklist

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Commenti (1)
  • Giuseppe Catani 10/04/2014 ore 21:44

    c'è un certo legame con gianfranco manfredi mi sembra...

    > rispondi a @giuseppecatani
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