24/07/2013

Il dio del rock deve aver steso la sua manona su questa band triestina, perchè i tre Rideouts impennano di brutto sulle autostrade affollate della musica per ribelli. La sorpresa nel vedere le note biografiche nel loro sito affidate a Richard Oliff della BBC è grande. Una band italiana che conquista il cuore di un critico inglese suonando la musica resa famosa dai suoi conterranei, è un fatto inusuale e certamente un vanto. Oliff ci ha visto giusto, perchè gli 11 pezzi di questo disco non hanno un solo calo di tensione, benchè non ci sia alcuna originalità in quello che fanno, ma questo lo sanno anche loro. Quando suoni rock con lo stile dei tuoi idoli dei primi anni 70, difficilmente potrai creare un nuovo genere, ma se lo suoni maledettamente bene, hai già vinto.

Le note della title track  conducono a larghe falcate verso i primi Kiss, con mia grande soddisfazione. Un pezzo perfetto per iniziare la settimana col sorriso beffardo. "Little Sister" ha un piglio garage sfacciato che fa da contrappunto al lentone d'altri tempi di "(And now) I Regret Having Met You". L'avessero suonato all'apice della brit pop mania, sarebbero andati anche sulla copertina di Cioè. I riferimenti ai Beatles ci sono eccome, mutuati anche dalla Swinging London sottilmente psichedelica. Questi impasti fanno di "The Dreamy Lady" un pezzo godibilissimo, che somiglia al Syd Barrett meno acido suonato dagli Oasis. C'è anche l'episodio funky, adatto a colonne sonore di film erotici del periodo hairy, "Dirty Old Man". "Daydreamer" mantiene quello che promette il titolo, mi fa tornare in mente i Kula Shaker. Il finale tutto Stones di "Evil Woman" e i Cream col pepe al culo di "Fire" concludono questo album in bellezza.

I Rideouts suonano bene, scelgono dei bei suoni, copiano un po' da tutti ma quel che resta è un album godereccio di brit rock con una voce riconoscibile. Vi pare poco?

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