26/02/2013

Come gatti in amore che si inseguono su tetti dalle pendenze disperate, io cerco te restando in equilibrio a stento. Eppure sto in piedi, ballo persino, se vuoi, ché la musica lo permette: “1960” è l’elettronica che forse avevamo dimenticato, una sorta di artefatto sintetico celestiale che conduce tra nuvole perfettamente bilanciate nell’aria, nessun rischio di scivolare giù, al contrario di me che continuo a correre su percorsi incerti. Ma tra le stelle inevitabilmente s’accende un luccichio malinconico, e “Cosmos”, impreziosita dalla voce di Pietro Paletti, mi riporta subito nella condizione di attesa infinita: già so che questo sarà un lungo viaggio. Ed è così, perché nell’universo psichedelico creato dagli Holiday In Arabia non ci sono mete da raggiungere, ma soltanto immensi spazi dove adagiarsi sospesi, dove trovare in loop sensazioni di passaggio che così si fermano più a lungo, e una buona fetta di memoria fatta di decadi trascorse ma mai davvero concluse. Ascolti “Low Pass” ed è come rivederti un’ultima volta, in un fumo denso, e ancora più densa l’atmosfera di “(Im)patience”, dove la voce di Riccardo Bocci (Nokeys) tinge ogni parete di new wave e aggiunge profondità alla nostra visione bidimensionale.

Trame fantascientifiche, tristezza da videogames, citazioni noir-poliziottesche (vedi il lungo dialogo in “Petrolio” tratto dal film “Milano Calibro 9”) e un uso intelligente delle macchine: “Open Ending” è bello, accompagna bene la mia corsa e, tra questi tetti, il finale resta sempre, inesorabilmente, aperto.

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La recensione Holiday In Arabia - Recensione - Open Ending di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 18/08/2019

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