23/09/2002

Da qualche anno a questa parte la scena bresciana ci regala diversi gruppi che nobilitano non poco l’underground italiano, dimostrando perciò che il fermento musicale di quell’area è da tenere costantamente sott’occhio.

Così, i ragazzi di ‘BandSyndicate’ (“associazione culturale che si occupa di promuovere e diffondere la musica indipendente”) hanno pensato bene di mettere insieme 9 entità, tra artisti solisti e band, che rappresentino in qualche modo la città lombarda. Ovviamente la fotografia avrebbe meritato uno ‘scatto panoramico’ - siccome il numero dei protagonisti è decisamente più ampio di quanto ci si possa immaginare -; si è quindi deciso di zoomare solo su alcuni di questi, magari non i più rappresentativi, ma sicuramente quelli legati da un’attitudine comune, che è quella di intendere la musica come strumento per sperimentare percorsi inediti.

Per carità, nulla di rivoluzionario, ma almeno non ci si trova di fronte a compilation realizzate con versioni pseudo-alternative o, ancora peggio, semplici raccolte di singoli. Qui si ha a che fare con tracce irreperibili altrove, e dove nessuna di queste possa considerarsi uno scarto di qualche session andata a male. Lo dimostrano i capofila Lumiere Electrique, autori di due brani acustici che flirtano a tal punto col lo-fi da ricordarci i migliori Sparklehorse. Proseguono il discorso i Demi Jour, i quali nutrono lo stesso debole dei colleghi che li precedono in scaletta, ma all’ascolto risultano più ruvidi e vicini a Nostra Signora Polly Jean Harvey - quella degli esordi per intenderci. Se tutto andrà come deve, sentiremo parlare molto dei quattro.

Tocca poi ai Micevice continuare a ‘sorprendere’; e Giovanni Ferrario non delude, mettendo in fila due episodi acustici in odor tanto di psichedelia che di lo-fi. Due splendide out-take, insomma, che confermano il momento di grazia dell’artista autore dell’ottimo “Stop here: love store”. I 9rose, invece, sorta di super-gruppo comprendente elementi provenienti da svariate band, si cimentano con un raffinatissimo pop cantato in italiano. I risultati non sono eccellenti, ma l’incoraggiamento a perfezionare i dettagli del progetto per tendere all’optimum è quantomeno doveroso.

Tocca poi ai PineApple Facial Wax di Davide Mahony, già turnista nei Micevice e ora impegnato con il suo ensemble in un rock di matrice indie che a tratti potrebbe ricordare le strambe evoluzioni di gente come Supergrass, ma di fatto dai connotati piacevolmente personali. I Microluna, al contrario, optano per trame elettro-acustiche appena più ‘regolari’, rivelando un’immaturità sonora di fondo che si traduce in chitarre dal gusto ‘acerbo’ ma comunque interessanti.

Sorprendente, poi, Jet Set Roger, cantautore che infila due affascinanti canzoni ‘piano e voce’, fatte di spogli arrangiamenti che rivelano un artista a suo modo fuori dal comune. E si prosegue sugli stessi binari con Paolo Cattaneo, il quale però si affida ad una band che supporta la sua musica dal taglio sì cantautorale ma tutt’altro che ricca di richiami alla scuola italiana. I risultati sono nel complesso apprezzabili, anche se non tutte le scelte in fase di arrangiamento (vedi l’uso del flauto) convincono appieno.

Chiude la scaletta Paolo Benvegnù, avviato ormai ad una carriera solista che ci auguriamo gli darà qualche soddisfazione in più rispetto a quanto raccolto con gli Scisma. Certo, “Quando passa lei” e “Il vento incalcolabile dell’estate” non saranno gli episodi da portare al cospetto di discografici affamati di ritornelli scontati e facili melodie, ma rimangono due affreschi acustici di rara bellezza. Tant’è che solo per queste ultime due tracce la raccolta meriterebbe l’acquisto, ma garantiamo sul livello qualitativo complessivo dell’intera opera.

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