08/03/2013

Questa non è musica derivativa, questo è correre con passi da gigante dietro e più indietro fino ai primi anni ottanta, e fermarsi là nell’angolo più cupo, dove il sole non arriva mai ed essere dark è una scelta stilistica che va aldilà dei suoni. Il basso è la risposta, laconica e profonda, a tutte le domande esistenziali dell’adolescenza, la drum machine scandisce le ore di una giornata in cui, necessariamente, tutti i gatti sono grigi, e l’italiano funziona nel descrivere sentimenti minimali e opachi. Mirko Void (già Dirty Pulp Theatre e Kreativ In Den Boden) incontra Anna e tutto si fa gotico, i cieli s’abbassano e lo spazio si riduce a un’amara riflessione notturna, che vira lentamente dalla new wave nerissima dei primi due brani a sortite nell’industrial, quasi fosse una visione rumorosa dei nostri piani oscuri. Viene dunque naturale recitare una poesia di Edgar Allan Poe, e muoversi tra effetti penetranti quanto tarli d’amore perduto, di ogni cosa persa, e chiudere con una cover di sé che è una cerimonia lo-fi.

Tanto passato in questo “Mal di Vivere”, dai Diaframma ancor prima di “Siberia”, ai Cure di “Seventeen Seconds”, passando ovviamente per i Joy Division, in un percorso che cede a sfumature noise ma mai al colore, uniforme nella sua veste crepuscolare e chiaro negli intenti: ricordi come lampi di me e te che non amavamo le tinte pastello e scrivevamo poesie sulle panchine del Verano, tra linee di basso e drum machine.

---
La recensione Le Lettere di Anna - Recensione - Mal di Vivere (EP) di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 23/07/2019

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati