09/01/2013

Questo è un concept su un rapporto abitativo. Su una casa. Una casa piena di immagini interne ma anche del mondo esterno, osservato dalle finestre senza tende. Conoscevo un ragazzo la cui totale disorganizzazione interiore si rifletteva nel caos primordiale della sua casa: libri e appunti ovunque, dischi e vestiti in ogni angolo, un'esplosione di oggetti a rendere impercorribili le mattonelle del pavimento. Così immagino la casa degli Action Dead Mouse, se ci aggiungi i posacenere pieni di cicche, i muri di colori improbabili, imprevedibili soluzioni abitative come mettere una lampadina rossa in frigorifero.

In questa casa si piange come un tubo del termosifone che perde acqua, mescolando le lacrime al sangue delle ginocchia sbucciate; dopo ore e ore di allenamento a schivare gli oggetti come si schiva il dolore, diventa facile superare le difficoltà conficcate come schegge di vetro nella pelle, ma non sono quelle degli specchi, sono quelle dei dubbi, dei punti interrogativi scritti sui post-it che ti ho lasciato sul frigo. I vicini sembrano infastiditi da questo disordine, ma non si esimono dal dare una sbirciata.

Sono belli i rapporti abitativi. Sono intimi e creano un legame speciale tra le persone. Chiunque abbia vissuto un rapporto abitativo in una casa che sentiva come propria, leggerà in “Perché questa casa ci esplode negli occhi?” almeno un'immagine di cose che gli sono successe.

Il passaggio all'italiano è sempre un rischio, ma gli ADM superano la prova a pieni voti, inserendosi nel filone dell'emocore che strage di cuori ha fatto in Italia negli ultimi anni, conservando la loro attitudine post: post-rock (ascolta la digressione finale de “La piaga dell'umidità”), post-hardcore, post-something-loop-orchestra, per rispettare la loro definizione, che trova riscontro non solo nell'aver inserito il titolo in ogni canzone, ogni volta con una diversa sfumatura di significato, ma anche nella circolarità dei brani. Il basso e la chitarra insieme, come un unico fiato, e alcune parti vocali sing-along («Ma come era prima di allora, io non ricordo, io non ricordo»). E' un concept sui rapporti abitativi, sì, ma anche su un'ossessione, un elemento ricorrente, un loop che crea un corto circuito perfetto.

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