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RECENSIONE
01/10/2002

Dopo il live “Se mi rilasso… collasso!”, che chiudeva la prima parte di una carriera in continua ascesa inaugurando anche il rapporto con la Danny Rose, i sei toscanacci tornano con un disco piacevolmente ‘diverso’. Non vi spaventi però l’uso di questo aggettivo, perché in realtà Erriquez & co. non si sono certo messi ad armeggiare con campionatori e chincaglierie elettroniche, ma è comunque palese il tentativo di liberarsi dagli schemi, concentrandosi più sulla forma - senza perdere d’occhio la sostanza - e sui suoni.

Potremmo scrivere, in sintesi, che ci sembrano meno caciaroni e molto più attenti alle rifiniture. A ribadire questa teoria vi basti sapere che solo alla settima traccia il ritmo comincia a divenire ‘movimento’, sicché fino a quel momento le vostre orecchie dovranno evitare distrazioni e rumori esterni per percepire le canzoni dei Nostri. E, per carità, questo è da intendersi come un complimento, perché prima di venir trascinati nella festa (come da sempre ci hanno abituato), la Banda vi chiederà implicitamente (più del solito, crediamo) attenzione. Ovviamente il vostro assenso alla richiesta verrà ripagato con splendidi brani sempre più vicini alla scuola del Manu Chao di “Clandestino” - e quindi lontane dalla retorica delle ultime produzioni dell’ex Mano Negra. Sorprende infatti la ricchezza, la scelta e la varietà di certi arrangiamenti: si va dal swing quasi jazz di “Les plus belles filles” e “Rumore di fondo” (con tromba, trombone e pianoforte a ricamare splendidamente), al pop quasi easy di “Sette sono i re” (complice l’apporto vocale dell’amico Max Gazzè) e di “1, 2, 3 stella”, passando per il singolare cantautorato di “Non sarai mai” e “Passerà la notte”.

Solo con “Il treno della luna”, come accennato qualche riga più sopra, ritroveremo il sestetto sugli standard abituali, in breve quelli più tipicamente chiassosi; in compenso rimane intatta la voglia di non limitarsi ai tradizionali canoni festaioli, ma di optare piuttosto per sprazzi di elettronica (che faranno capolino anche nel singolo “Fine delle danze”) molto leggeri.

Altro picco del lavoro è “Gomez”, traccia che ricalca le tipiche atmosfere del sestetto ma che si arricchisce del suono di una fisarmonica imbracciata da Stefano Bollani. Stesso livello qualitativo, ma ritmi e ospiti differenti, ritroviamo in “Pinto Stefano”, impreziosità dalla voce, dal basso e dall’arrangiamento di Max Gazzè - e che supponiamo vi ritroverete a pogare, cantando a squarciagola, ad uno dei tanti live della formazione.

Chiude infine “Fortuna”, indimenticabile episodio anche stavolta arrangiato con i fiati e in cui è chiarissimo il tentativo di sperimentare assecondando le Muse ispiratrici più svariate (da Hendrix ai Pink Floyd, passando per gli Stones - già omaggiati nell’intro -, Santana e chissà quale altro bluesmen) senza limite alcuno.

Poc’altro da aggiungere, se non che l’augurio è di poterne dire presto di un live show dei sei. “Bondo! Bondo!” (album e immagine di copertina) bastano ampiamente per soddisfare il periodo di astinenza dalla Banda.

Tracklist

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