30/09/2002

Incredibile solo a pensarci qualche anno fa, i Cheap Wine tengono fede alla loro ‘promessa’ e pubblicano il terzo disco autoprodotto dopo la prima breve apparizione su Toast records. Difficile da credere, dicevamo, visto e considerato che l’autoproduzione è troppo spesso considerata una necessità piuttosto che una ‘scelta’. I quatto pesaresi, invece, ne hanno fatto (giustamente!) una ‘conditio sine qua non’ per poter continuare a pubblicare le loro opere senza interferenza alcuna in nessuna fase produttiva. Tant’è che finora, visto e considerato anche il grado di rischio (decisamente prossimo allo zero) dei discografici italiani, hanno avuto ragione, costruendo così pian piano uno zoccolo duro di fan e appassionati vari che ad ogni uscita tributa un piccolo successo ai marchigiani.

Non nasca però l’equivoco da queste affermazioni relative al ‘self-made’ per confondere la musica con tutto ciò che è extra rispetto a questa. Perché se Marco Diamantini & co. hanno saputo anche gestire gli aspetti ‘commerciali’, in primis hanno sempre dimostrato di essere musicisti ispirati e dotati di talento. Magari si obietterà che il genere in cui credono fermamente - e fortemente! - non sia più abbastanza ‘cool’ da spingervi all’acquisto, ma di fatto le 12 canzoni di “Crime stories” servono, se possibile, a ribadire che qui ‘si fa sul serio’.

Si dica innanzitutto della resa sonora dell’album, pregevolissima e internazionale, dove si preferisce una produzione scarna ma efficace, tanto da evidenziare ancora una volta l’incredibile ‘tiro’ che da sempre contraddistingue le prestazioni dei ragazzi, sia che si trovino sopra un palcoscenico o dentro uno studio di registrazione. Poi una scrittura al di sopra della media, al punto che i paragoni con Dream Syndicate e compagnia cominciano a stare stretti (ascoltate la tagliente “Temptation” e ve ne farete una ragione). Infine la scelta degli arrangiamenti, arricchiti stavolta non solo dagli hammond del fedelissimo Alessandro Castriota, ma anche dal violino di Alessandra Franceschetti, presa in prestito (momentaneamente?) dai concittadini LineaMaginot.

Se tanto non vi basta, si può aggiungere che il quartetto sa ancora regalare good vibrations, forse perché capace di scrivere canzoni ricche di pathos che, a dispetto di molte altre, non si esauriscono in una stagione ma vivono nel tempo. E non crediamo siano coincidenze, per il semplice fatto che ad ogni puntata i Cheap Wine hanno saputo svelarci un mondo (il loro) all’apparenza sempre - e coerentemente! - uguale, ma che ascolto dopo ascolto si mostra invece incredibilmente ricco di sfaccettature. Ciò, forse perché abbiamo a che fare con un gruppo vero che, una volta tanto, non bluffa ma preferisce raccontarsi senza troppe remore.

“Crime stories”, perciò, diventa un (altro, si spera) fondamentale tassello della vostra collezione, a prescindere dagli incondizionati attestati di stima - che triburete automaticamente anche voi attraverso l’acquisto del dischetto.

Tracklist

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