19/02/2013

Il nuovo disco dei Camillas è bellissimo.
Soprattutto perché sono amici che conosco da tanto tempo.
Voi direte che il disco mi è piaciuto perché sono miei amici. E invece è l'esatto contrario: mi è piaciuto perché appunto sono miei amici. Mi ha sorpreso, un po' come nel film "La moglie del soldato".

Avete presente come funziona tra amici, no? Alla fine ognuno ha il suo ruolo: nelle compagnie c'è sempre quello che si alza e fa la battuta in quel momento perché si sa - tra amici - che quella battuta spetta a lui. Ognuno ha il suo ruolo: l'artista, quello che prende in giro tutti, quella che fa sempre la torta quando la inviti a cena. Poi però, improvvisamente, dopo aver mangiato la torta si alzano in piedi e ti dicono che in realtà il tuo amico è una donna. Un po' come nel film "La moglie del soldato".

Cosa fare adesso? È tutto nuovo. Terzo disco e bisogna cominciare tutto da capo. 
Sì perché il nuovo disco dei Camillas è un passo in avanti, o forse un nuovo passo. È un disco divertito e non divertente. Come se per la prima volta avessero fatto veramente quello che volevano fare e cioè musica nuova. Non sono più soltanto belle canzoni con divertenti filastrocche, ricerche meta-linguistiche o giochi di parole ma un compendio di musica italiana per il futuro.
E non lo dico perché appunto sono miei amici.
Lo dico perché ci credo veramente.
È musica italiana del futuro che non guarda al passato e se lo fa lo prende da una angolazione così estrosa che dire Punk soltanto per il valore iconoclasta del genere ha poca rilevanza. È musica che rompe il passato per poi rimontare a piacimento. Tipo avete presente la comunità romagnola dei mutoids che fanno i robot assemblando vecchi pezzi di automobili? ecco tipo quello. Soltanto che i Camillas dalle automobili ci tirano fuori i fiori. Come nel finale di "Wall-E". Ci sono riferimenti ovvio, ma sono tutti quelli della musica italiana che si ignora, tipo i dischi di Battisti con Panella - quelli bianchi con poche scritte che si trovano nelle ceste delle offerte all'ipermercato -, i dischi folk di Giurato, i neomelodici, gli Skiantos e il punk pordenonese ma quello delle origini.

Tutto ben rimescolato, tutto nuovo, tutto inedito. Ascoltalo con le cuffie. Ogni canzone è una sorpresa, anche quella che pensi al primo ascolto potrebbe avere uno sviluppo banale strofa/ritornello/stofa/finale Zagor urla come il ragazzo del Tagadà del luna park, Ruben passa improvvisamente a parlare in dialetto napoletano, assoli stonati di flauti rubati a qualche ragazzo delle medie, accenti spostati, batterie elettroniche stupide che diventano stupite e così via. C'è una canzone - sempre ascoltando dalle cuffie - che ho sempre pensato ascoltata dal vivo fosse la cover di "Spara juri" dei CCCP e invece è una ballata punk acustica velocissima, quasi una taranta, in siciliano stretto con urla in sottofondo che inneggiano al linciaggio. 

E dove non sono le voci è la musica a stupire, dove pensi di aver trovato la coordinata giusta per decifrare la canzone ecco che tutto sembra diventare improvvisamente nebbioso e dub come nel "Ritorno avambraccio", la mia preferita, oppure melodico elettrico negli "Arpeggi". Mi vengono in mente i Wolfang Press, che sfido chiunque ad avere in casa un disco loro (e quando tiro fuori i Wolfang press lo faccio soltanto nelle grandi occasioni e lo uso soltanto per le cose meravigliose o come esempio per dire se una torta è buonissima allora dico che è una torta molto Wolfang Press).
Ecco se devo dirne un'altra: i Primal Scream di "Screamadelica", ma con meno droghe e con più feste di paese. E non lo dico perché appunto sono miei amici.
Lo dico perché ci credo veramente.

Questo disco ha qualcosa di veramente importante dentro. È come se mi dicesse quanto fondamentale sia la ricerca nell'ascolto in un periodo di canzoni caramella - le sbuccio, le succhio, le sputo -. E non stiamo parlando di avanguardia ma di musica pop.

Insomma, spero di avervi convinto a comprare il disco. Fosse anche soltanto perché queste canzoni così come sono registrate nell'album, non le sentirete mai dal vivo, perché ovviamente I Camillas dal vivo sono tutta un'altra sorpresa. 
 

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