12/10/2002

Non è facile da decifrare l’esordio di Andrea Ra, artista romano che cerca di ritagliarsi uno spazio nell’affollatissimo panorama italiano delle proposte pop. Certo non siamo ai livelli di Tiziano Ferro o di Gianluca Grignani, perché l’intento di provare nuove strade è palese, ma non sempre i risultati gli danno ragione. Le 12 tracce contenute nel cd ci svelano un artista in grado di sperimentare svariate soluzioni - dall’elettronica di “Ovunque tu” alla new-wave di “Senza più ali”, passando per il rock ispirato dai Denovo (!!!) di “Volevo andare” e “Vestita come ra” -, ma il problema, osservando il lavoro nel suo complesso, sta forse nella presunzione del protagonista di voler strafare in alcuni frangenti. La conseguenza di ciò è presto detta: nauseanti ‘polpettoni’, collocati verso la fine dell’opera, di cui avremmo volentieri fatto a meno. Se il Nostro si fosse invece limitato ad includere, oltre ai brani sopracitati, l’iniziale assalto di “Scacchi assassini” e il singolo “Aria fresca”, l’ascolto sarebbe stato molto più piacevole e sicuramente non frammentario.

Non ci spieghiamo infatti canzoni irrisolte come “Idromele”, “Ricominciamo adesso?!” e la chiusura de “Il pazzo”, tutti episodi sì con una loro logica, ma pop nel senso dispregiativo del termine - per non parlare della ghost-track.

Certo sappiamo bene che non stiamo parlando del nuovo Max Gazzè, ma siamo ugualmente coscienti del fatto che Andrea Ra abbia le capacità per sviluppare un discorso artistico più incisivo puntando, paradossalmente, di più sulla semplicità (sia nella scrittura che negli arrangiamenti). Per adesso i frutti sono apprezzabili, pur con tutti i difetti del caso.

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