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album Now We're Gone - Small Giant
Small Giant
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18/02/2013

Riflettevo ieri sul concetto di condivisione: nel linguaggio attuale è ormai ridotto a una funzione comune sui social network, perdendo così un senso molto più profondo e personale, legato alla vita reale, alle proprie paure, alle passioni, al modo di vedere le cose. Se decidiamo di non fermarci ai contorni del nostro privato e di dare la mano, o un abbraccio, o solo uno sguardo agli altri mentre crediamo o temiamo o semplicemente pensiamo qualcosa, quel qualcosa assume un significato differente. E queste considerazioni calzano a pennello durante l’ascolto di “Now We’re Gone”, perché è un progetto solista ma ricco di collaborazioni, è un omaggio a certa musica eighties con la voglia di dirlo a tutti, è un atto d’amore che da una cameretta riesce a proiettarsi nelle stanze altrui.

E chissà com’era, la cameretta di Simone Stefanini: siamo più o meno coetanei, dunque la immagino un po’ come la mia, poster, vinili, uno stereo di quelli enormi con doppia piastra per registrare le cassette. E quegli anni che ormai sembra un secolo, sono tutti in questo disco, c’è il loro succo e l’essenza, a partire da “We Were Fuckers” che mi piace tanto e mi ricorda quei brani che usavamo una volta per baciarci, una perlina elettronica di pura new wave, mentre “The Night Apollo Died” si ispira ai ballabili di discoteche con una sola sala dove andavamo la domenica pomeriggio: che poi anche lì, alla fine, andavamo per baciarci. E dopo i baci, i pensieri più grandi: tutto diventa più gotico, sognante nei profili dilatati delle cose, come in “The Other Me” che pare un featuring dei Portishead in un album dei Cure. E poi “Divisi”, con la bellezza violenta e malinconica che ricorda l’istante dei nostri addii quando ci amavamo ancora, e la chiusura affidata alla cover di un brano che è diventato simbolo dell’infanzia di noi quasi quarantenni. Ma la chiusura vera è un’altra, perché “Another Way To Die” è il giusto modo di concludere, con quella luce sottile che dà speranza e al tempo stesso spezza certe convinzioni, come un cerchio che resta in parte aperto a una o mille o quella possibilità.

Già noto nei Verily So, Stefanini nel suo esordio come Small Giant può contare su preziose partecipazioni: dalla sua band che non lo lascia mai solo a Laura Casiraghi (Starcontrol) e Stefania Salvato (Talk To Me), e ancora Davide Lelli (The Please), Emanuele Voliani (Bad Love Experience), Luigi Cerbone (Elara), su su fino a John Neff, tecnico del suono nei film di David Lynch e partner del regista nel progetto musicale Blue Bob, che aggiunge al suo prestigioso curriculum ‘chitarrista nella terza traccia di questo lavoro’.

“Now We’re Gone” è un’ottima prova, è voglia di mettersi in gioco, di mostrare le proprie passioni e non lasciarle al buio, di muoversi da solo sapendo che gli altri ci sono e devono esserci. Di salutarsi dai balconi e dai finestrini delle auto, sentire il calore, amare le stesse cose, ricordare e raccontare di sé mentre sai che qualcuno ti ascolta, e condividere come una volta, come facevamo io e te.

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La recensione Small Giant - Recensione - Now We're Gone di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

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