24/07/2013

“Diversamente, come?” dei Nadàr Solo comincia con passo svelto e sbarazzino. “Non conto gli anni” è una sequenza di rimpianti e tormenti messi in scena all’interno di un arrangiamento vagamente post punk: melodie sottocutanee e tensioni pronte a esplodere per un singolo dieci e lode. La voce di Matteo De Simone, poi, è un’iradiddio di volume e personalità. È lui che innalza il livello generale delle canzoni. Senza questi ritornelli con i polmoni lanciati in orbita, infatti, troveremmo molto meno interessante “Tra le piume”, in sé un rock’n’roll onesto e nulla più.

Altrove la voglia di normalizzare lo stato delle cose prende il sopravvento e tutto acquista un feeling radiofonico un po’ forzato, che si tratti della rocciosa “L’abbandono” o della lieve “Perso”, episodi gradevoli ma che, alla lunga, risultano poco ispirati. Dal mazzo, infine, emerge come un totem “Il vento”, drammatico crescendo con Il Teatro Degli Orrori al gran completo. Assieme alla già citata “Non conto gli anni” e allo spleen Coldplay di “La ballata del giorno dopo”, è il momento migliore di un album ben fatto anche se con qualche passaggio interlocutorio.

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La recensione Nadàr Solo - Recensione - Diversamente, come? di Manfredi Lamartina è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

Commenti (4)

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  • alfio granatieri 24/07/2013 ore 14:38 @alfio

    boh non mi trovo con questa recensione...a parere mio invece è ,al momento,tra i migliori dischi italiani usciti nell'anno

  • maxavo 24/07/2013 ore 15:01 @maxavo

    Sono un po deluso,lo ammetto. Il precedente"un piano per fuggire" mi aveva esaltato, nella sua perfetta alchimia tra passato e futuro, portavoce di una "verità" che puoi anche non condividere, ma che devi riconoscere.Parole e musica erano specchio di un mondo reale e pulsante. Diversamente, come? invece, è piu una dichiarazione di intenti, che un titolo: la necessità di andare oltre, ma non sapendo esattamente in che modo.Qua e la, riaffiora la sincerita del precedente album, ma piu spesso si riscontra la ricerca di una "confezione" piu che una reale esigenza espressiva.Per certi versi, mi sono tornati in mente i Therapy con il loro splendido album "troublegum", piccolo capolavoro di pop-punk-grunge, talmente irripetibile che ancora oggi si chiedono: diversamente,come??? Questo album è la domanda, speriamo che il prossimo sia la risposta.

  • Alice Tiezzi 24/07/2013 ore 15:02 @AliceT

    Visti dal vivo prima del Teatro degli Orrori, mi piacquero un sacco!

  • Emilio Zucchetti 26/07/2013 ore 15:32 @emiliozucchetti

    Secondo me, la recensione è un po' troppo stringata.
    Il disco arriva dopo un po' di ascolti, ben vivace e i testi, come le atmosfere dei brani più introspettivi, lasciano il segno. Tra gli up tempo, non conto gli anni e le ali hanno due grandi ritornelli, ma forse in "un piano per fuggire" c'era qualche inno più incazzato, che lasciava il segno da subito.

    Spiace che manchi una menzione a "I tuoi orecchini", che è perfetto in sede di chiusura(così come lo è nei live).

    Un disco che secondo me ha qualcosa da dire e presenta una forte omogeneità, da cui, tuttavia, emergono degli splendidi brani.

    Forse meritava una recensione un po' più approfondita di questo.

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