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RECENSIONE
09/09/2013

Un viaggio e viaggiatori senza meta precisa, in un angolo di mondo. Il senso di libertà è la ricerca. E dentro alla libertà, un paesaggio andaluso, una polverosa strada giamaicana, un ballo caraibico, una città sperduta nel Messico. E dentro ai paesaggi, una musica latina, gipsy, ritmi ska e anche un po’ reggae, dove fluttuano parole dai linguaggi di confine.

I Portugnol Connection fanno un viaggio a sud dove l’aria è più calda, e producono un Ep dove si scambiano i destini di musicisti in viaggio. Per loro la musica è della strada, parla di tutti e a tutti: è multietnica, popolare, condivisa. Cantano e suonano: "Nada es como parece", piacevole melodia alla Manu Chao, briosa senza esagerare, in uno stile elegante e mai esasperato, con lingue esotiche di richiamo; "Black star line", suggestione tex mex, dal buon slancio reggae nella seconda parte dell’esecuzione, che si lascia dietro una certa malinconia; "Migrante", folk alla Mannarino su testo “anima mundi”; "Rive del Don", ballabilissimo ska dalla densa portata storica, come richiamo alla memoria e alla speranza, come presa di coscienza di un passato senza tramonto. 

I Portugnol suggeriscono evocazioni sonore di ricerca su geografie lontane che parlano di demografie vicine e lontane, spingendo lo sguardo oltre il proprio sentiero verso incroci sonori ed esistenziali arricchenti. Una stretta di mano solidale che ci fa sentire parte di un progetto condiviso. Bravi.

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