28/10/2002 di Leonardo Lodato

Questo disco meriterebbe un premio soltanto per il titolo. Non che il contenuto non ne sia all'altezza, ma già il titolo ci dà un'idea più che precisa di quello che dobbiamo aspettarci dalla musica dei Moravagine. Per chi si trova ad un primo contatto con la band (il precedente album si intitola "Per non crescere") è davvero difficile circoscrivere la musica ad un genere ben preciso. Certo, le linee secche e scarnificate del punk-rock sono ben in evidenza, ma dentro, come precisano gli stessi Moravagine, c'è un po' di tutto, dall'hard core al rock, dallo ska al reggae: "Un viaggio all'interno di tutto ciò che noi siamo, che ascoltiamo e di conseguenza suoniamo". "Avanti" è un inno a proseguire il proprio cammino lungo la strada della musica (almeno nel caso dei Moravagine) malgrado gli sgambetti del destino (che ha portato via alla band, strada facendo, il bassista Giacomo Spanò, vittima di un tragico incidente al rientro da un concerto). Passato l'iniziale sbandamento, il resto della band, con l'innesto di Andrea "Cyba" Berton al basso e Pablo alla voce, si mette subito al lavoro. Il risultato è questo "Ho scritto ti amo sulla sabbia del gatto", un misto di malinconia e ironia, la schiettezza musicale di un rock duro e puro quanto basta e la rabbia di chi non vuol crescere nella mediocrità e nell'anonimato di una provincia (che in fondo è un po' tutta l'Italia) distratta alle esigenze e ai desideri dei giovani. Bella "No more time" (titolo in inglese ma testo, come tutti gli altri, in italiano), splendida e un po' amara "Exit" così come "I miei perché".

Grande lavoro grafico e una traccia rom con un 'making of' e due videoclip. Il tutto ad un prezzo che vale la pena sacrificare sull'altare della buona musica.

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