Rosaluna Incrocio 2002 - Rock, Psichedelia, Folk

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Dopo due autoproduzioni, la carriera dei Rosaluna approda ad un nuovo capitolo che trova una produzione ufficiale attraverso la milanese Ethnoworld. “Incrocio” diventa così quasi un nuovo esordio, che parte da solide basi quali erano i precedenti “Mata e Grifone”, qui ripreso in tre tracce, e “Barriere”, pubblicato lo scorso anno. Diversi gli elementi di novità presenti su questo cd, che si muove più sull’influenza del Parto delle Nuvole Pesanti che non di Nick Drake - da cui, ricordiamo, è stato tratto il nome della band. Folk-rock, dunque, che cerca di affermarsi in un panorama che comincia diventare saturo.

Dopo un breve strumentale si parte con “Incroci”, brano tirato che mette in evidenza la linea melodica tracciata dal mandolino, a scapito della chitarra tenuta in secondo piano per non accentuare il carattere rock. Due voci che si alternano in quello che è un po’ il tratto distintivo del gruppo, e che ritroviamo anche nella successiva “Fimmina”, uno dei pochi passaggi cantati in calabrese. “Salomé” rappresenta a mio avviso uno dei brani chiave dell’album, siccome ci mostra come il gruppo abbia delle potenzialità non sfruttate a dovere e che sembrano colpevolmente riposte in un cassetto, quasi da nascondere. Perché la voce ed il cantato di Graziella Ferrise sono molto più efficaci di quella di Gianni Donvito, che non mi convince, perché dà un tono sofferto a queste composizioni, quasi a volerne bilanciare il tono solare.

Rimane comunque affascinante lo spoken word di “Vigilia di festa”, sorretto da un discreto accompagnamento di chitarra e fisarmonica, mentre “Mata e Grifone” si conferma una buona composizione che chiude la prima parte dell’album. L’interludio strumentale richiama ancora una volta i R.E.M., questa volta in maniera meno palese di quanto accadde su di un brano di “Barriere”, ma evidentemente si tratta di una influenza inconscia. Le prime due canzoni di questo ipotetico lato b dell’album convincono abbastanza, anche se in “Noto” i consigli offerti da Mimmo Mellace, componente de Il Parto Delle Nuvole Pesanti e presente in alcuni brani come ospite, si fanno sentire rispetto alla media. “Strade perdute”, invece, è mio avviso la migliore canzone del lotto, mentre la ripresa di “Vecchio frack”, cavallo di battaglia nei live set, non aggiunge nulla all’originale.

Nel complesso si tratta di un buon album, sorretto da una pregevole scrittura poetica non troppo originale dal punto di vista musicale - ma questo non è da considerare un difetto. Un po’ più di spazio al rock avrebbe giovato sicuramente, perché le potenzialità ci sono e un pezzo come “Erotopaegnia” mostra i margini di miglioramento che il gruppo possiede.

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La recensione Incrocio di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2002-11-11 00:00:00

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