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RECENSIONE
10/04/2013

Due ventiduenni con i tag ‘punk’ e ‘cantautore’, e non sai cosa aspettarti, poi parte il player e le parole ti colpiscono subito, e la musica è quasi fosse un minimo bisogno, un tappeto buono per proteggersi da pavimenti gelati, ché le parole contano, e quell’atteggiamento e il modo che pare un incrocio tra Clementi e Brondi dal forte accento toscano. I pezzi ti catturano e non so francamente spiegarmelo, perché bellezza non c’è, piuttosto attriti, ruvidità, graffi dietro la schiena, ma catturano: e i testi sono intensi e aprono voragini di vita privata e pensieri con una profondità semplice ed efficace.

E si recita e si parla e si urla, ed entri così in mille storie pensando ‘questo qui non è un cantante’, ma stai lì ad ascoltare, e quando tutto finisce ascolti di nuovo per cogliere le frasi che ti erano sfuggite, per farti un’idea più chiara, ma tanto a che serve: quando qualcosa ti coinvolge non è che puoi star lì a fare ragionamenti, c’è un piglio originale, un’ottima scrittura, le note urgenti ed essenziali, e tutto si compone in una sorta di strada notturna deserta e noi che piangiamo e ridiamo di una tale quantità di ricordi. Ecco, è così, scorrono immagini, una specie di film, e ti prende così.

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