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RECENSIONE
18/07/2013

La carta d'identità dice 2006, Pordenone. Città in cui, dal Great Complotto in avanti, il punk rock ha sempre goduto di ottima salute. Per quanto ormai lontani temporalmente dai protagonisti di quella prima ondata, gli Slang for Drunk non ne nascondono l'influenza, dichiarandosene in qualche modo eredi, con un album che programmaticamente, ma non senza ironia, s'intitola "I love the tradition". E che è un frullato di punk '77 e Dead Kennedys, con una punta di hardcore che non guasta mai.

Raccoglie, in tredici brani, gli ormai sette anni di attività della band friulana, in una scaletta però tutt'altro che discontinua, e dal sound solido e convincente sin dall'opener "Smash the guitar". Pezzi ignoranti e tiratissimi, adatti al pogo quello vero, come "My balance sucks", "I've killed sbando", e "I must be ignorant", forse la più interessante del lotto, cori presi di peso dallo street punk e riff di chitarra che non fa prigionieri.

Qui e là anche qualche concessione alla melodia, sulla scia dei NoFX, evocati in copertina, o dei Pennywise, ma senza che questo vada a inficiare sull'adrenalina che la band, cantante in primis, sprigiona. Un bel disco insomma, per chi ama il genere, dalla provenienza tutt'altro che irrilevanti. Parafrasando il buon Jello Biafra, potremmo concederci un "Pordenone Über Alles".

Tracklist

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