Hey Saturday Sun HEY SATURDAY SUN 2013 - New-Wave, Post-Rock, Shoegaze

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Tanta elettronica e psichedelia post-rock. Per chi intravede lo spazio soffiando nella cannuccia del crystal ball.

Una piacevole suite di atmosfere sintetiche introduce questo album degli Hey Saturday Sun, l'istinto è subito quello di guardare fuori dalla finestra e cercare qualcosa all'orizzonte, magari con l'occhio socchiuso per raggiungere il punto limite di osservazione umana, senza per forza dover scorgere qualcosa in particolare, solo per sperimentare un'attesa.

Echi di Depeche Mode nella traccia due, "Silent Kids", incanalano le energie verso l'alto e lo sguardo allora si dirige al cielo, le note di pianoforte smacchiano l'azzurro dalle nuvole grige e veloci generate dai saliscendi dei sintetizzatori, sprazzi di sereno, altri di tempesta. La densità è buona, si sente la necessità di alzare il volume e fondersi nell'ambiente creato dalla musica. Al di sopra della volta celeste però, i soli occhi dell'uomo non possono arrivare, forse chiudendoli del tutto e guardando con la mente si può ipotizzare un paesaggio tra gli strati più rarefatti d'ossigeno, poche note di pianoforte e flebili voci femminili si distendono sovrapposte e mettono pace.

"Lullaby1" è il pezzo della svolta, entra a far parte dell'ascolto il beat tipico degli anni 80, le onde dei synth si increspano e il cantato diventa ipnotico e pop, al di sopra dell'atmosfera terrestre lo spazio, le nebulose, le galassie lontane, spilli di luce e una sensazione di vuoto. Pet Shop Boys per restare negli eighties e i più recenti Hurts sono l'ispirazione per "1.9.8.9.", forse il pezzo più orecchiabile del disco, l'elettronica che non diresti fatta da una band italiana degli anni zero e che invece testimonia una padronanza del suono acrilico da hairspray e giubbotto gonfio tanto caro ai paninari. Poi chitarre, e colpi di rullante come spari, urla incrociate: siamo nell'iperspazio, sparati a velocità folle tra le costellazioni senza alcuna meta se non quella della massima velocità da raggiungere per scovare prima di altri un pianeta ancora sconosciuto, forse una ricerca infinita.

Solidità stilistica e suggestioni eteree sono i punti di forza di questo cd, musica senza tempo a momenti, marcatamente vintage in altri, nella giusta combinazione non stanca. Per chi ama il torpore e le pianole elaborate. Per chi intravede lo spazio soffiando nella cannuccia del crystal ball.

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La recensione HEY SATURDAY SUN di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-08-02 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • pan 8 anni Rispondi

    Gruppo da tenere sott'occhio.. e Lullaby1 spacca davvero.

  • faustiko 8 anni Rispondi

    Gran bella sorpresa anche loro...