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RECENSIONE
12/03/2013

L'errore sarebbe considerarlo un album rap. O – epic fail – un album hip hop. La verità è che si scrive Fedez ma si legge pop, si vedono braccia tatuate e attitudine da ribelle ma si ascolta musica per liceali in ansia da maturità. Niente di male, perché in quest'ottica non è nemmeno un brutto disco. L'importante è sapere di che si sta parlando.

Altrimenti bisognerebbe effettivamente ammettere che la storia del rap italiano comincia davvero adesso. Perché se “Brainwash” è espressione della nuova Golden Age, allora le radici della scena sembrerebbero affondare più nella discografia degli 883 che in quella dei Sangue Misto. E boh, dopo questo ragionamento mi è venuto un improvviso mal di testa.

Quindi, tornando a discorsi più di seri, si parlava di pop. Che poi sembra essere la naturale strada di Fedez, più credibile, completo e maturo fra la varietà di argomenti e musicalità di “Brainwash” che di fronte all'impegno sociale a buon mercato dei precedenti lavori. Qui si va dal momento amarcord di “Polaroid” a quello ultra danzereccio di “Alfonso Signorini”, dal rap da Festivalbar di “Cigno Nero” al punk da Primo Maggio di “Santa Madonna” (con tanto di citazione della Steve Rogers Band). Tutto fatto con cognizione di causa, e pure con una certa evoluzione metrica rispetto al passato (tenendo conto che non stiamo parlando di un mostro dal punto di vista tecnico, ma di uno che ha fatto della semplicità una bandiera). E non mancano i ritornelli azzeccati e in generale una certa coerenza – nonostante la già citata varietà – di suoni e contenuti. Anche la scelta degli ospiti è qualcosa di estremamente eterogeneo ma al tempo stesso sensato: Guè, Elio, Punkreas, Francesca Michielin, J-Ax, Dargen D’amico, Reset!, ognuno al posto e al momento giusto. Del resto si parla di “Arte di Acconentare” appunto, cosa che Fedez sembra padroneggiare piuttosto bene destreggiandosi fra questo e quel sound, amore, mignotte, lavoro, disoccupazione, politica e altro ancora.

Non credo che “Sig. Brainwash” entrerà nella mia Top 10 del 2013. Forse nemmeno nella Top 100. Ma devo ammettere che – nel suo genere – ha una sua dignità e un suo perché. E se non avessi già dato gli esami di maturità ormai troppi anni fa, penso proprio che lo riascolterei.

Tracklist

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