11/12/2002 di Christian Amadeo

Ricetta: prendete un cantante di estrazione rock-wave, un bassista funky ed un dj avvezzo ai suoni house. Metteteli assieme in un bel localino di tendenza, ma fatelo rigorosamente di notte, guai a preparare un simile intruglio alla luce del sole. Questi personaggi improvvisamente si mettono a suonare, e non sappiamo a priori cosa aspettarci come risultato. Partono le prime note, soft, appena percettibili, frammentarie. Piano piano scopriamo il sound, elettronico, house, funk, melodico. Affrontiamo il nostro viaggio, delicato, onirico, affascinante. E ci perseguita una frase, letta da qualche parte, “Dammi una buona ragione per svegliarmi”.

Già, perché in questo viaggio notturno, con una colonna sonora simile è impossibile dare l’alt a tutto questo. Viene proprio da lasciarsi andare, abbandonarsi alle sensazioni del momento. Quando poi per forza dobbiamo svegliarci, allora realizziamo di aver ascoltato il primo vero album dei Motel Connection, combo torinese formato da Samuel (anche voce dei Subsonica), Pierfunk (ex bassista dei Subsonica) e Dj Pisti (dj house). Dico ‘vero’ perché avevamo già ascoltato i Motel Connection nella colonna sonora del film “Santa Maradona”, composta per 10/12 da loro brani. Ma in “Give me a good reason to wake up”, pur trovando otto pezzi su dieci già contenuti nella soundtrack (comunque completamente riveduti), il lavoro assume nel complesso una connotazione più chiara di album vero e proprio.

Laddove “Santa Maradona” rappresentava una semplice raccolta di brani, in questo prodotto del 2002 le cose si fanno meno casuali e più omogenee. I brani si susseguono con coerenza ed il tessuto sonoro rispecchia l’esatto intento della band: fornire un tappeto musicale ballabile con ‘intelligenza’, grazie a melodie perfette (quelle inconfondibili del vocalist dei Subsonica), un basso funk intrigante e testi tutt’altro che leggeri (niente a che vedere con le solite quattro parole insignificanti che generalmente si usano nel genere house). I brani sono dilatati, pieni di ritmo e melodia, loops e suoni robotici. L’atmosfera da dancefloor c’è tutta in “The light of the morning”, “Lost”, “H”. Si distinguono “Two” per l’house irresistibile ed un ritornello da sogno e “Fresh’n up”, dove la batteria ‘reale’ di Ninja entra come un alieno e crea un’ambientazione tra il rock e l’elettronica davvero interessante. Così come colpisce la batteria umana, altrettanto si può dire della chitarra acustica che apre “Load” - suonata nientepopodimeno che da Samuel - che nell’evoluzione del brano va poi a sposarsi con i loops e l’elettronica tipica del Motel-sound. Pierfunk domina in “DB volante” e “V-brain”, mentre “Moon flower” non sfigurerebbe in mezzo alle b-side dei singoli degli U2 degli ultimi dieci anni.

Altro aspetto affascinante che domina l’intero lavoro è l’atmosfera cupa, sia nel contesto sonoro che in quello melodico-testuale: “Era così tante lacrime fa, un giorno di primavera che tu non puoi scordare, un’altra lacrima lasciata cadere; tuttavia è tutto così distante, Signore…” (da “Moon Flower”) e poi “non so cosa voglio, ma in qualche modo lo voglio” (tipica incertezza dark che ricorre incessantemente in “Fresh’n up”). Nostalgia e ambiente cupo, dunque. Che altro vi aspettate connettendovi con questo Motel? Ma ricordatevi che spesso nella tristezza si può trovare una grande bellezza…

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