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album Alibia AlibiA

recensione AlibiA Alibia

1998 - Pop, Alternativo

RECENSIONE
22/01/2000 di Enrico Rigolin

Il demo degli AliBia è senza dubbio un prodotto che merita attenzione, non foss'altro per le referenze che 'si porta dietro'; dei 6 brani qui contenuti, 3 sono estratti da varie compilation: quella di "Feedback", di "Rock Targato Italia '99" e "Tendenze '99", il che palesa la bontà della proposta del quintetto proveniente da Eboli (proprio dove si fermò Cristo). Visti i riconoscimenti già sinora ottenuti, supponiamo/speriamo che qualche etichetta fornirà possibilità a questo gruppo di dar libero sfogo alle proprie esuberanti idee in uno studio professionale, ma già adesso va notata una maturità e una consapevolezza tecnica allucinante: secondo me, neanche i Subsonica hanno delle simili pretese tecniche in fatto di spie, mixer e "spinamento", ma non è certo cosa da biasimarsi, specie quando si propone un genere simile, con canzoni finemente studiate e con effetti in gran quantità.

Un plauso va indubbiamente dedicato all'attenta sezione ritmica, che ben si fonde col drumming programmato, e soprattutto al chitarrista Vincenzo Marzullo, vicino per idee e - a volte- sonorità al Reeves Gabrels che collabora con David Bowie in Earthling (jungle con chitarra: contenti i teknomani e contenti anche i rockers!): un chitarrismo pieno di personalità e certamente molto avanti. E' forse proprio questo il ruolo che la 6 corde avrà nella musica del futuro, anche se personalmente preferisco le distorsioni ultramanipolate dei Nine Inch Nails, ma questa è altra questione.

Ciò che rimane è che il sound degli AliBia è sì moderno, ma soprattutto credibile; si mescolano influenze rock in senso classico, con in aggiunta l'utilizzo di synth e campionamenti, lasciando tuttavia le 2 anime convivere piacevolmente, senza molte influenze dance, ma più che altro sfruttando l'elettronica per arricchire le canzoni di colori, in una tavolozza gradevolissima di cui non mi resta che menzionarvi le parti vocali, affidate a Massimo Bonelli, anche chitarrista, e Katja Moscato, occupata alle tastiere e al campionatore: 2 buone voci, con Katja che ricorda spesso il cantato di Mara Redeghieri, il che, da queste parti, equivale a un complimento, anche se qualcuno, di simili vocalizzi, s'è stomacato.

Infine, i testi tutt'altro che banali, fra cui preferisco Lunghissimo istante, mentre non mi fanno impazzire Calmo e Vent'anni, ma mi sembra ormai evidente che - tirando le somme - da Salerno sale prepotente una voce che ci dice di un Sud in fermento, in cui non mancano le proposte interessanti: eccovene una di qualità.

Tracklist

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