13/05/2013

Autunno, Estate, Primavera, è arrivato anche l'Inverno. Silenzioso come non mai, senza preamboli, senza anticipazioni, senza niente. Ho scoperto della sua esistenza nel momento stesso in cui me lo sono ritrovato nella mail ed è stato come incontrare camminando per caso una persona a cui non pensavi più da tanto tempo, dalla quale ti eri ottimamente ripresa, e scoprire che a ritrovarsi faccia a faccia la morsa allo stomaco è rimasta sempre la stessa, non un briciolo di meno.

Gli Altro sono la patata bollente che forse, in fondo, speravo non mi capitasse mai. Prima di tutto perché sono un gruppo al quale la categoria recensione è totalmente inapplicabile. Che musica fanno gli Altro? Tutte quelle che si possono usare al riguardo sono parole che probabilmente non sceglierei mai nella vita reale per rispondere a questa domanda a uno che non li ha mai ascoltati o, anche se le usassi, sono certa che non riuscirei a fargli capire un cazzo.

Ma il vero motivo è che gli Altro sono un'esperienza che richiede fatica. Ogni nuovo tassello ti sta chiedendo di ricordarli tutti, di interrompere qualsiasi altra cosa, riprendere Candore e riascoltarli dal primo all'ultimo, senza interruzioni, senza saltare brani. E scrivere qualcosa dopo aver fatto questo è un po' come prendere un coltello, tirare uno squarcio lungo e dritto dallo sterno fino al basso ventre e poi mettersi davanti allo specchio tentando alla men peggio di tirare le somme di quello che fuoriesce. I pezzi di Inverno, dalla velocità più spedita del solito di "Nome" all'atmosfera così Cure di "Spesso", sono diversi da quelli delle altre tre stagioni, che a loro volta sono diverse dagli altri tre dischi, ma alla fine è come se tutto fosse complementare. Ed è un po' per questo che nonostante la durata sempre brevissima io trovo gli Altro uno dei gruppi italiani in assoluto più difficili da ascoltare. Non si può solo far partire il disco e lasciarlo andare, bisogna investirci qualcosa. Bisogna avere il coraggio di starci male ogni tanto, di non sentirsi ridicoli e falliti perché il tempo e la fede li abbiamo buttati via sempre e solo dietro alle cose sbagliate. "E' tutto il tempo che non ho / è tutto quello che ho per te". Loro è proprio lì, nelle cose improduttive, quelle che ad un punto x della tua storia dovresti accantonare per buon senso, che hanno trovato una ragione.

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