A Copy For Collapse The last dreams on earth 2013 - Elettronica

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Chillwave declinata in mille modi, tra new wave, synthpop, ambient e un esercito di stelle pronte a brillare.

Come gli astri in plastica che attaccavamo sul soffitto molti anni fa, questa musica possiede l’effetto glow in the dark, e brilla forte con la luce spenta, e brilla senza illuminare ma giocando con i contrasti, tra i riflessi, spezzando il buio. Elettronica sinuosa che diventa elemento indispensabile dal tramonto in poi, quando inizia l’arancio nel cielo, e poi il viola, e senti quell’irrefrenabile voglia di chillwave capace di scivolarti sulla schiena e sciogliere le tensioni del giorno, attraverso suoni sintetici che ti permettono di ballare, o semplicemente di passarti le mani tra i capelli e concederti pensieri facili.

Le prime tre tracce sono il ritratto di quei momenti, fresche, psichedeliche, glo-fi, un tappeto di dilatazioni ambient che virano verso il tropical (“Lucid Dream”), sfoggiano sorrisi dreamy (“State of Mind”), portano via con piacere, e arriva il colpo di “The Last Goodbye”, drum machine e italo disco con suoni tipicamente eighties, e qua ti muovi per forza, e qua vai di dance all night, incrociando persino un tocco di new wave che rende il brano ancora più convincente e mi ricorda le atmosfere dei Cure di “All I Want”. Bassi in prima linea per “White Rainbow”, mentre “Grey Sky” mi porta alla mente un altro pezzo dei Cure, “One More Time”, così mi metto a cantare e ci sta benissimo su, e intanto parte “Clouds” e l’arancio tende al viola, tutto torna morbido, sweety, un senso di quiete riverberata, un moto d’amore campionato, un universo nuovo che dura pochi istanti ed è pieno di effetti: la chiusura con “Waking From Reality” poi stupisce per la sua attitudine dark e rimanda addirittura a “Decades” dei Joy Division, anche qui canto e ci sta altrettanto bene.

Inserendosi nell’onda elettronica pugliese (penso ad Andrea ‘Populous’ Mangia col progetto Life&Limb, a Flowers or Razorwire), Daniele Raguso (aka A Copy For Collapse) riesce a mescolare tendenze creando un range di tonalità che vanno da Toro Y Moi alla dance anni ottanta, dalla new wave nella sua vena elettropop come in quella più profondamente oscura al synth ipnotico, e tutto funziona molto bene, e puoi ballare o muoverti lentamente o soltanto stenderti a guardare il tramonto, e quando il cielo sarà invaso da un esercito di stelle pronte a sostenere la tua notte infinita, è questa la musica giusta per brillare.

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La recensione The last dreams on earth di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-05-07 00:00:00

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