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RECENSIONE
02/05/2013

Il reggae è uno di quei generi musicali che in Italia godono di ottima salute e funzionano bene anche se esportati all'estero. L'esempio più lampante di questa tendenza è senz'altro Alborosie, che ormai si è trasferito in pianta stabile a Kingston ed è conteso dalla crème della scena giamaicana, ma il secondo in linea di successione è probabilmente Lion D, cantante italo-niegeriano molto apprezzato nel mondo (soprattutto in Inghilterra e nella Giamaica di cui sopra), tanto che al momento è in tour negli Stati Uniti. Questo "Bring back the vibes" è il suo secondo album ufficiale, che segue l'esordio "The burnin melody" del 2009 (in mezzo c'è stata la raccolta di singoli e b-side inediti "Reap what you sow", del 2011).

Con l'avvicinarsi dell'estate potrebbe essere un disco perfetto da mettere in play sull'iPod, soprattutto se siete amanti del roots reggae. I brani, non particolarmente innovativi e vari, rientrano tutti solidamente nel solco della tradizione – anche nei testi, molto incentrati sull'impegno sociale – e risultano tutti molto credibili: come si evince anche dal titolo, in effetti, lo scopo dichiarato del progetto è tornare alle origini della musica caraibica, per riscoprirne la purezza e lo spirito iniziale. Tutto l'insieme è suonato e post-prodotto davvero bene, grazie anche al fatto che della lavorazione si è occupato un gruppo di musicisti validissimi: oltre alla Livity Band, la formazione con cui Lion D va abitualmente in tour, ci sono anche l'ex sezione fiati dei Reggae National Ticket (che, lo ricordiamo, era il primo gruppo del già nominato Alborosie), ma anche Gappy Ranks e Ras Tewelde o perfino Jaffe Lee, storico armonicista di Bob Marley.

A rendere ancora più apprezzabile il lavoro è un timbro di voce molto particolare e naturale, che in un panorama di artisti che fanno la voce grossa nella speranza di sembrare più credibili è una boccata di aria fresca, e una buona padronanza del patwa, il dialetto derivante dall'inglese che si parla in Giamaica. In conclusione: se vi aspettate qualcosa di rivoluzionario nelle forme e negli intenti, forse "Bring back the vibes" non è l'album per voi. Se invece vi “accontentate” di un ottimo lavoro per accompagnare i vostri prossimi venturi pomeriggi di sole, è il progetto giusto.

Tracklist

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