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RECENSIONE
26/07/2013

In breve: cantano di un certo senso di sfiga che si respira in Italia - a maggior ragione tra una ristretta cerchia di musicisti italiani - e alla fine, pur essendoci anche pezzi belli, tutto diventa talmente lamentoso che poi smetti di ascoltarli.

La versione lunga della rece è che "Amatoriale Italiana" non sarebbe da stroncare, se esistesse una lista di cose che una band deve avere/deve fare per essere figa e non sfigata, con i Luminal ne spunteresti parecchie (le v stanno per fatto). Perché hanno sicuramente una loro personalità definita (v), i primi dischi si aggiravano in quella zona degli anni '90, tipo Fluxus, e ora hanno tolto la chitarra per arrivare a una cosa in bilico tra CCCP (per certe parti urlate e spirito contadino nel prendere di petto certe tematiche che potrebbero descriverti un'appartenenza, un "noi, ora") e Wire periodo "Red & Burn" (ovvero una bella spallata ritmica, post punk, con un lieve senso di modernità). Non è un passaggio scontato, implica saper suonare (v), tutti, ché il basso deve lavorare molto meglio del previsto (v), ché la voce deve decidere quando essere urlata e quando intonata, consapevole che 1/3 della situazione poggia su di lei (v). [i riferimenti musicali non sono solo quelli: c'è Jon Spencer, molto blues, ci sono ancora i 90 italiani, ovviamente i Massimo Volume, l'HC tipo Kina, ma passerei oltre perché dopo un po' ci si annoia a citare nomi]. Bisogna scrivere bene (v), ovvero che parole messe in fila sappiano muoverti nervi, sentimenti, immagini. Ci vuole rabbia (v) e coraggio (v); merce più che rara.

Cosa manca: sul trasmettere una propria condizione esistenziale al fine che tu capisca davvero, a livello emotivo, cosa sta succedendo qualche intoppo c'è. Non sempre ci riescono. E sull'evitare che l'argomento scelto si fagociti l'intera canzone dimenticandosi del resto, come dei Modena City Ramblers convinti che basti parlare di fascisti per fare una bella canzone antifascista; qui ci cascano più di una volta (sostituite i fascisti con tutti i cliché negativi che vi vengono in mente sulla scena musicale italiana). E poi, parlare schietto, dire le cose come stanno in modo che tutti dopo restino zitti, senza quel vago sentore di autocompiacimento o di sfogo indignato fine a sé stesso. Non sempre ci riescono. Non riescono a rinunciare alle frecciatine (su Rockit, su Le luci della centrale elettrica, sulle cover degli 883, Lo Stato Sociale; alcune proprio a caso) che le puoi vedere come te la spiegano loro, dicendo che Rockit è solo un pretesto, che probabilmente Brondi non ne può niente; ovviamente puoi vederla anche come un modo per farsi pubblicità sperando che parta qualche dissing (v). Non è un dramma, ovvio, ma potevano evitare.

In breve, e da qui si arriva alla delusione iniziale: è un disco che è capace a suo modo di raccontarti la Tristezza, usa facebook, uno stupro, la Tv, la musica italiana, e un'ossessione verso i soldi forse un pelo esagerata. Ci sono dei bei pezzi, preso a piccole dosi funziona pure. Ma esagera, è come se assorbisse il nichilisimo hardcore anni 80, la malinconia dei 90, la sfiga degli anni 10. Se ci poteva essere anche un minimo intento di critica costruttiva resta sepolta in questi 47 minuti. Il rischio è di accodarsi a quelli che si piangono addosso (v), praticamente lo sport nazionale.

Tracklist

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Commenti (6)
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  • seymour 29/07/2013 ore 11:10

    ma cos'è ... ma quindi???

    > rispondi a @seymour
  • seymour 29/07/2013 ore 11:41

    ah ma aspetta è presente lo spirito-guida del capo-della-scena tramite una cover! eh eh eh ....

    > rispondi a @seymour
  • colin 29/07/2013 ore 12:55

    una "rece" centrata dove non c'è un cazzo da centrare

    > rispondi a @colin
  • iocero 10/08/2013 ore 09:05

    I Ramblers hanno: ciulato la morosa a giorello (v), non leccano il culo a rockit (v), sanno suonare (v)....

    > rispondi a @iocero
  • Nicola Stufano 20/12/2015 ore 20:09

    ammazza che rosicata. Guarcaso non avete più manco aggiornato la bio.

    > rispondi a @nicola.stufano
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