Nuova Agricola Associazione s/t 2002 - Rock, Folk, Etnico

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Sono radicati gli automatismi che mi portano ad accostarmi alla musica con le stesse dinamiche di un legame d’amore a ad infettarlo con i banali estremismi del genere: gelosia, presunzione e possessività. Senza troppe difficoltà, mi illudo che unica ragione dell’esistenza di ciò che il mio udito riceve sia, solo ed esclusivamente, la mia attenzione, come fossimo due entità senza contesto che si avvicinano.

In realtà non è sempre così (se avessi scritto “mai”non avrei onorato la presunzione suddetta!), a volte non basta la totale e complice disposizione di un uditore privilegiato, in alcuni casi una stanza non protegge una melodia ma la ingabbia…se nella testa ci sono cielo e sole, quattro pareti e una luce giallognola e artificiale non possono che violentare la fantasia.

Nel tentare di descrivere il suono che è giunto mi rifaccio all’ampiezza che richiama, nella loro musica ci sono tante influenze, alcune particolarmente evidenti altre accennate, ci sono le sonorità dell’Abruzzo che ha dato loro i natali, ci sono elementi reggae ma anche un’attitudine rock che parrebbe stridere in un insieme che, la scelta del dialetto e il richiamo alla tradizione popolare, tenderebbero a coniugare al passato, e che invece trova il suo incastro.

Una frase di “Piazze” mi è apparsa come la risoluzione del teorema: “Canta più forte che la gente si avvicina”, perché è quello che provavo io: voglia di aggregazione, di condivisione, di far si che la musica diventasse corda che unisce, fluido che scorre nelle persone per creare un comune sentire.

Questa voglia di comunanza è nutrita dai temi, sembrerà paradossale, estremamente “globali” , su cui la Nuova Agricola Associazione erige la propria costruzione: la terra, la campagna, il rapporto viscerale di amore e odio con ciò che da sempre sostiene la vita. Per quanto pare che il nostro pollice stia mutando la sua forma per adattarsi ai convulsi movimenti che il cellulare impone, e il nostro organismo non sappia più distinguere l’ossigeno dal monossido di carbonio, ancora esiste impresso nei geni di chiunque il verde che cantano, e questa è una grande forza che dosano senza perdere la freschezza che li rappresenta.

Mi rimane un dubbio, dubbio partorito dall’inaspettata sensazione di appagamento che ho provato dopo appena quattro canzoni; il prematuro senso di soddisfazione rende incerte le aspettative: che c’è lì dove i numeri aumentano?

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2002-12-30 00:00:00

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