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album Split - Chambers / The Death Of Anna KarinaIn evidenza
RECENSIONE
24/04/2013

“Le facce uguali di due medaglie diverse”. Avrebbe potuto intitolarsi così lo split pubblicato in occasione del Record Store Day da Chambers e The death of Anna Karina (e in free download qui). Uguali nel loro ritrovarsi per creare questo piccolo dipinto dello stato di salute dell'hardcore italiano, diversi nell'approcciarsi alla stessa materia sonora.

Aprono i Chambers, ben piantati su quella colata di cemento sonoro che avevano gettato con “La mano sinistra”: mantenendo il gusto per lo stravolgere il significato di frasi di uso comune (“La sera leoni, la mattina leoni”, “Lanciare la mano e nascondere il sasso”), firmano tre brani dall'incedere possente e sanguinolento, in cui il peso di ogni accordo, ogni respiro, ogni attacco, lo senti sulle spalle come una forza gravitazionale che ti lascia attaccato al pavimento: come in quei sogni in cui vorresti correre ma una forza misteriosa non ti permette di muovere un solo muscolo. L'hardcore che travolge gli intrecci di chitarra grunge e li rettifica, li mescola, li incattivisce, li fa ballare su quel riff autoritario di “La sera leoni, la mattina leoni”, ricamandoci sopra un testo dalla forza emozionale incredibile (“Ho rubato il tempo per pensarti / Senza sapere poi come farlo / … / Alibi che non riusciamo più a inquadrare / strani effetti di una rara nostalgia / che ci vede allontanarci da tutto il resto”); il sing-along di “Tutto è bene quel che finisce”, che cita Foucault e lo getta su una base di noise che cresce e va ad aprirsi verso un climax di chitarre che costruiscono e scompongono, si attaccano alle vene tue e a metà brano ti lasciano a sanguinare dando spazio a una ripresa che ricostruisce il brano pezzo pezzo, partendo dal basso, seguito dalla batteria, con le chitarre che rifanno il loro ingresso dedicandosi a una nuova rarefazione melodica. E arriva il vero gioiello dell'intero split: “Le facce uguali di due medaglie diverse”, che ospita il reverendo trentino Johnny Mox, che costruisce una torre di suono solo sulla sua voce: getta la base gospel e si lancia in un free-style perfettamente inserito nella tessitura sonora.

La seconda facciata ospita i DOAK col nuovo cantante Andrea Ghiacci, qui al suo debutto su solco vinilico in italiano. Aprono con “Nero”, brano dalle chitarre velocissime e taglienti, pattern ritmico punkcore, a briglia sciolta verso l'esplosione del ritornello e che colpisce dritto al cuore con i suoi stop'n'go finali: come si direbbe in gergo tecnico, un pezzo della madonna, il migliore della quaterna dei DOAK; gli altri tre formano un continuum con l'ottimo “Lacrima/Pantera”: “E poi niente” è un minuto e mezzo di adrenalinico delirio con tanto di riffone hardcore che è facile immaginarselo dal vivo col pubblico che si spinge e suda tutto insieme. “Labile” e “Crepuscolare” giocano sul continuo fermarsi e svuotare, riempire ancora e crescere, i riff di chitarra e la voce in bilico tra lo spoken word e l'urlato creano un'atmosfera noise scurissima, il lato dark/rabbioso dello split. Se i Chambers pesavano come un macigno, qui si corre, si corre veloce, si corre per andare ad affrontare i mostri: il prima e il dopo, ancora due facce uguali dello stessa medaglia onirica.

Tirando le somme, una faccia, quella dei Chambers, sorprendente ed emozionale, dilatata e gigantesca, con un peso specifico importante che porta la band a posizionarsi molto in alto nel panorama nazionale; rassicurante, consolidata, più serrata e veloce, la faccia dei DOAK, che rafforzano il loro status di certezza assoluta nella stessa scena.

Tracklist

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