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RECENSIONE
06/05/2013

Uno strano miscuglio di struttura canzone punk/emo con passaggi ed elementi più progressivi mutuati, a tratti pedissequamente, da certo metal, dal grunge, dal blues e da quanto di più ardito ha popolato gli ascolti ed i percorsi di questo gruppo bolognese. Questo il cocktail servito nell'omonimo esordio degli Sweet Vendetta. Un cocktail di quelli fedeli al nome però, in cui gli elementi non si mischiano ma si dispongono su strati contigui facilmente discernibili, con una "Beginning of the end" che prelude a territori lontani da quelli in cui "Over the horizon" ci lascia.

Il risultato è purtroppo poco leggibile. I brani non lasciano traccia, la voce è poco personale ed efficace, i momenti più piacevoli sono quelli strumentali in cui viene meno la gabbia stilistica della forma canzone punk rock in cui il gruppo costringe i suoi sforzi, come nella fine di "The ghost of mighthavebeen", nella già citata "Over the horizon" o persino negli ultimi giocosi secondi di "Liberty street". I momenti alla Green Day come "Phoenix" lasciano invece il tempo che trovano, mancando del mordace e del carisma necessari per il genere.
Gli Sweet Vendetta devono forse trovare una formula diversa da questa per esprimere e valorizzare le loro potenzialità. Un ripensamento complessivo è d'obbligo.

Tracklist

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