21/02/2014

Un gruppo che non demorde i VersozerO. Attivi dal 2002, con già qualche esperienza musicale alle spalle dei vari componenti, un primo disco nel 2004, “Terra” su Cassiopea Music, qualche cambio di formazione, la finale dell’Heineken-Rock Tv Contest nel 2012 ed eccoli qui a festeggiare il decennale dal primo disco presentando il loro secondo lavoro sulla lunga distanza.

L’hard-rock presentato, molto compatto, sfoggia varie contaminazioni proveniente dal background dei singoli musicisti: muri di riff thrash, evoluzioni prog anni settanta italiano, hair-metal ottantino, una spruzzata d’elettronica con synthoni anni novanta e pure un po’ di crossover-metal. Nel loro pantheon si posson scorgere i Black Sabbath, i Dream Theater, i Timoria, i Megadeth, i Guns, gli Area e molti altri ancora. Questo mix di influenze era già fortemente diffuso almeno una quindicina d’anni fa e viene qui riproposto senza grosse evoluzioni, facendo sentire gli anni passati e lasciando alle singole canzoni il compito gravoso di presentare qualcosa di originale e personale. Le tracce sono quindici (più intro ed outro) per una settantina di minuti: un’opera quantomeno impegnativa. Si potrebbe obbiettare come, forse, questa sia una scelta penalizzante per volersi presentare, dato che, immancabilmente, l’attenzione dell’ascoltatore tenderà a scemare con lo scorrere dei minuti, nonostante le molte variazioni ed i tentativi più arditi di arrangiamento. La raccomandazione del gruppo di ascoltarlo “tutto d’un fiato” potrebbe sembrare a questo punto ironia o provocazione. Da parte mia, rimando al mittente questa obiezione: se lo scopo dell’opera è celebrativo, all’interno di un processo di autoproduzione che dura da così tanto tempo, tale ne sia la foggia, pomposa e celebrativa. Magari, per tener fede a questa impostazione, mi sarei aspettato qualche assolo più roboante o qualche break strumentale in più, ma l’attenzione del combo alla canzone e ad una forma molto “concreta” della stessa lascia poco spazio ad abbellimenti non necessari, lasciando maggior spazio ai testi. Questi ultimi, incentrati su un processo che parte dall’introspezione per confrontarsi poi col mondo circostante, delineano un intero mondo, riuscendo a uscire quasi indenni dallo scontro con la retorica di genere. Decisamente mirabili la qualità delle esecuzioni e parimenti del prodotto, con un mix ed un mastering compatto senza però sacrificare la dinamica.

Dovendo tirare le somme, parlerei di missione compiuta, con un combo che dopo un decennale può definirsi fortemente collaudato e che a buon merito può soffiare sulle sue candeline. Si alzino i boccali!

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati