23/01/2003

Nell’ascolto di questo cd, che ammiccava dalla scrivania cercando di attirare la mia attenzione con la sua copertina dal sapore vagamente lounge, le impressioni che si sono susseguite sono state molte e diverse, a partire dalla discrepanza tra quel che mi sarei aspettato dal packaging e quello che invece ho potuto ascoltare.

Le influenze della band sono piuttosto evidenti, sia sul piano compositivo che su quello esecutivo, e pescano in modo deciso nella tradizione, recente e non, del rock femminile anglofono.

La ricerca di ispirazione verso due personaggi come PJ Harvey, in prima battuta, e in seconda Alanis Morissette, appare chiaramente delineata, e tuttavia il procedere delle tracce porta con sé anche una manciata di synth e tastiere, che si inseriscono con intelligenza all’interno della struttura delle canzoni.

Il cantato, in inglese, si muove con una grande disinvoltura, oltre che con un'impostazione vagamente retrò, sulle trame di chitarra (una Fender Stratocaster, come orgogliosamente sottolineato dalla chitarrista/cantante), sporche quanto piene di feeling, che peraltro hanno un ruolo di assoluto primo piano nel costrutto sonoro dei brani.

Quello che emerge con gli ascolti successivi è come il risultato sia diverso tra canzone e canzone del cd, scoprendo infatti molto più riusciti, e forse anche più passionali, gli episodi più marcatamente rock (ad esempio "Good bye my old mate"), rispetto a quelli in cui si concede qualcosa in più ad un'immediata orecchiabilità, più esitanti e meno graffianti dei primi.

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