23/10/2013

Una passeggiata in bicicletta (o in velocipede) per una strada di campagna, tempo bello ma con quel freschino del tramonto di fine estate, pensieri che vagano insieme allo sguardo fra il piacere di stare da soli e lasciarli vagare e la voglia di una compagnia per condividerli, fra i ricordi e le speranze, fra le more, i fiorellini e le altre gioie semplici della vita e le complicazioni esistenziali, fra la nostalgia dell'estate e l'attesa dell'autunno, fra l'amore e i dubbi. Certe passeggiate un po' così vanno assecondate da una musica un po' così, non invadente, che sembra nata senza troppo studio e lavorio, come le erbe spontanee, due chitarre, una voce rilassata, un pop-blues più pop che blues, liriche fra vita quotidiana e drammi raccontati senza troppi drammi (“Così un amico mio s'è giocato la vita, ultima buca e partita finita”), un po' Britti un po' Fabi-Gazzè di “Vento d'estate”, da fischiettare spensieratamente pensierosi.

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