29/07/2013

Come se fosse facile parlare di questo disco.
Partiamo dalla fine: con tutta probabilità "Il sopravvissuto" dei Marnero sarà l'album dell'anno per i molti dalla scorza dura e dagli occhi segnati dal pianto. Messo in free download sul sito della band, e pubblicato in forma fisica grazie all'unione di 7 etichette. Non è facile, al giorno d'oggi, mettere d'accordo così tante teste. Nello specifico, quelli di Sanguedischi, Escapefromtoday, Dischi Bervisti, Mothership, Fallodischi, V4V Records, To Lose La Track. Tutti ad offrire un pezzo del loro passione per chiedere un pezzo di questo disco. Cos'avrà di eccezionale questo album? Ve ne renderete conto ascoltandolo, perchè stavolta più che mai le urla non vanno lette ma sentite, dentro la musica ricchissima. Nessuna concessione ad un pubblico che non ha l'esperienza per capire di cosa stiano parlando. Questo disco fa scena a sè. Racchiude un sacco di parole semplici che prima o poi magari sarebbero venute anche a noi, messe insieme con l'agonia del sopravvissuto, quindi lapidarie, sentenziali, persino romanzesche. Di barche e di pirati ne sappiamo tutti qualcosa. Di legno che si sfascia sotto i colpi delle onde e del pensiero annientato dalla necessità di sopravvivere, nonostante la vita sia il nemico.

La storia di un superstite, dedicata a tutti gli spazi occupati ed autogestiti che hanno resistito al tempo e al menefreghismo. Suddiviso in 4 quadranti come una bussola persa e rispuntata dall'abisso, contiene 8 pezzi che suonano già classici anche al primo ascolto. Lontani dall'autobiografismo post adolescenziale del signor Gazebo P. come anche dall'eterna difficoltà di crescere di chi stava meglio prima che arrivassi tu. Qua in ballo c'è la vita tutta, la necessità di scrivere dopo che ci si è sentiti morti e tutte le persone che abbiano mai sostenuto un'idea fino a sfibrarsi ci si ritroveranno. Non si nasce nichilisti, ci si arriva dopo aver aver infranto i sogni. Emotivamente parlando, la cosa più vicina ai Negazione e ai Fluxus che abbia ascoltato in anni, ed è tutto dire. I testi sono scritti in prima persona, traboccano di frasi iconiche e momenti altamente poetici mischiati al linguaggio comune dei "maccosa", senza cedere mai al ritornello da sing-along. Una commistione di stili che se te lo avessero detto senza ascoltarlo non ci avresti creduto.

Inizia come uno schiaffo. "Io sono il sopravvissuto" e giù di post hardcore "come se non ci fosse un domani, come infatti non c'è". Le parole, tra lo spoken e le urla. "Ti giuro, non vedo a un palmo dal naso, ma vuoi mettere la soddisfazione a procedere accaso?" e se non ti emozioni ciao, perchè quando non te lo aspetti, arriva una sinfonia urgente e greve di archi a chiudere il primo quadrante ed aprire il secondo. "Non sono più il ghepardo di una volta" si addentra in un post rock con la voce hip hop che di nuovo mica te l'aspettavi. "E quindi tutto bene dai, a parte la vita". Climax metal oscuro nel finale che la congiunge con "(che non sono mai stato)", incredibilmente plumbea ed insieme coriacea. "Non c'è nessuna paura, in questa notte senza luna". Il finale affidato a poche note di piano fanno da ponte a "Il porto delle illusioni" titolo preso in prestito da Piero Ciampi per un pezzo tutto anima. "Ma era proprio questa la vita che volevamo? Ora cosa mi resta? Forse attraccare in un porto stavolta un po' meno sicuro e andare affanculo". "Prologologia" chiude il terzo quadrante con una sorta di haiku definitivo. Il quadrante finale si apre con "Rotta Irreparabile" e torna il metal nel suo fuligginoso splendore. La marea ti trascina sempre più a fondo e quando arriva la fine, te ne accorgi eccome. Ma qui si parla di sopravvivenza. Cori femminili, come di sirene, aprono "Zonguldak". "Corpo di mille balene, solo chi è fermo non sente le catene". Semplice. Cresce fino a diventare epica. Fino a farti diventare "Un compatriota dell'inesistente, un contemporaneo di Niente."

Succede che dopo averlo ascoltato ti prendi un po' di minuti, perchè ti sembra di essere tornato indietro nel tempo e che questo disco tu lo abbia comprato in vinile, grazie alla recensione di una fanzine in ciclostile, di uno special su H/M che te ne parla benone. Oppure che tu lo abbia comprato al banchetto del Macchia Nera di Pisa, dopo un loro concerto che ti farà fischiare le orecchie per una settimana. Poi lo riascolti e ti ricollochi nell'oggi. Puoi lo stesso comprarlo in vinile, puoi lo stesso andare ad ascoltarli in un c.s.o.a., ma fuori è talmente tutto cambiato che ti senti davvero un sopravvissuto. Puoi esserne contento o no, ma questo disco è necessario per ricordartelo. Procuratelo.

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