10/01/2014

Una sorta di recitativo enfatico e ritmato a cui non dispiace cedere agli effetti è la prima cosa che si nota ascoltando i Family Portrait, guida calda e femminile tra strutture elettropop facili e immediate, con un che di costante malinconia: è il dominio di un synth gelido e intransigente che non s’abbandona mai a pensieri estivi, mai alle speranze o al gioco, ma prosegue severo lungo la strada di giorni perduti, di nebbie tristi, di mani fredde che nessuno stringe. Prendi “Favola”, è il finale incompiuto di un film dove il sole non c’è mai, mai il sole in “Sera”, anzi il nero, la pioggia sottilissima abile nel sottrarti alle illusioni, e un piglio oscuro che ingoia senza lasciare scampo.

La migliore è “Labirinto”, dove s’alternano nel canto la donna e l’uomo, e l’uomo mi piace di più, dove s’affacciano labilmente fragole e sorrisi, e questo stato emozionale misto mi piace di più, e “Saturno” che si veste di un dream pop sinfonico e impalpabile, ed è come se la seconda parte dell’album contenesse il segreto per far meglio, possedesse la chiave di un destino vincente: aggiungi “Stagione Nuova” e i suoi arpeggi e le armonizzazioni e l’immediatezza, per poi tornare in pieno inverno con “Tracce”, ecco, questo è “Lontano”, un disco che cattura a tratti, con pezzi che funzionano e altri meno, ma quelli che funzionano lo fanno davvero, dunque avanti così prediligendo malinconie radiose e fragili sorrisi.

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La recensione Family Portrait - Recensione - Lontano di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 17/07/2019

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