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RECENSIONE
20/09/2013

Ammetto di avere un problema con Violante Placido. Non la reggo, con quella faccia da prima della classe carina coi soldi che piace a tutti i maschi della scuola e della comitiva e che sa fare tutto e le viene tutto bene. Sì, sono una povera nerd rancorosa che gode quando vede la bella del liceo trasformata a trent'anni in una grassa madre di famiglia in tuta. Quindi nell'affrontare questo disco con piglio obiettivo e giornalistico devo sgomberare la mente dall'insidiosa trappola del pregiudizio. Ok, fatto, mente libera, ascolto: come nel primo disco, c'è lei veleggia con la sua voce gradevole su un pop morbido da brava cantautrice che si destreggia fra elettronica introversa (“Dreams”) e chitarre da riot-ma-non-troppo girl (“We will save the show”, “Alwais late”), che ha ascoltato un sacco di altre cantautrici e si sente un po' Edie Brickell e un po' Cat Power e un po' Florence Welch e che ha giornate blues (“You poison me”) e altre in cui darkeggia (“Sheepwolf”) ma che non rinnega la sua italianità (I due pezzi in lingua madre non nascondono debiti verso il canzoniere femminile nostrano). In conclusione ammettetelo, tecnicamente ho ragione: Violante Placido è una prima della classe carina a cui viene tutto bene, compresi i dischi che vorresti odiare ma che invece certo non ti cambieranno la vita, e forse non li ascolterai tutti i giorni e non te li porterai sull'isola deserta, ma che siano brutti questo no, mannaggia, non puoi dirlo.

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