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RECENSIONE
13/02/2003 di Christian Amadeo

Oggi, etichettare la musica in circolazione è diventato un vero e proprio dilemma, un autentico rompicapo per noi poveri giornalisti (?), che ci facciamo assalire da mille domande sul nome del genere da affibiare al prodotto che recensiamo.

I milanesi Eggs rientrano proprio in questo caso e, nel loro piccolo, sono la dimostrazione lampante di come oggi i musicisti siano di vedute molto larghe. Rientrano in questa categoria gli Eggs, che però rischiano di confrontarsi con un limite: quello di non riuscire a piazzare il prodotto sul mercato, quel maledetto squalo che ti costringe a dire da che parte stai. Se un episodio come “Non è ancora giorno” può star bene al fianco dei successi più soft di Sottotono, Gemelli Diversi e compagnia bella, l’impegno stilistico della rilettura di “Un giorno dopo l’altro” del grande Luigi Tenco si direziona altrove, dove si premia la qualità rispetto alla quantità (e gli squali, si sa, navigano in questo secondo mare…). Una cover, tra l’altro, eccellente quella presente in “3 eggs for 1 £”, nella quale il tessuto vocale viene accompagnato da una base musicale che si esprime in echi darkeggianti e percussioni tribali incalzanti, a formare un contrasto di melodia e ritmo che sa di caos ma che intriga all’inverosimile.

Piacevole ma insipida l’apertura di “Nella polvere”, mentre è in “Quello che non c’è” che gli Eggs si esprimono meglio, con il funk che apre le porte ai loop, alla nuova psichedelia (Beck, Kula Shaker), per poi chiudersi in un crescendo rumoristico. Una curiosità sul titolo: la coincidenza con l’omonimo titolo dell’ultima opera degli Afterhours è solo casuale, anche perché gli Eggs giurano di averla scritta nel 2000…
Si prosegue con il dub industriale che strizza l’occhio a certe follie di monsieur Madaski in “Cielo digitale”, mentre impazzano echi chitarristici e si mostra prepotente il basso, in impennate di rumore e volume. Si riprende e si consolida il dub nella successiva “Novembre arriva piano”: qui, però, la melodia dà il cambio alle urla strazianti della precedente traccia, le atmosfere si fanno più sintetiche ed evolvono ad un tratto in un vortice di effetti e di “assoli tecnologici” da capogiro. Tanto per aggiungere un genere nuovo in questo lavoro degli Eggs, arriva poi la jungle di “Eggs yolk”, che convince con la sua lunga galoppata strumentale, in una continua accelerazione di bpm.

Insomma, un prodotto decisamente godibile, questo dei milanesi Eggs, che ci dimostrano un’ampia prospettiva musicale (con i limiti commerciali che potrà comportare questa scelta, come detto in precedenza) ed una già matura idea nella composizione dei brani.

Chiudo con un interrogativo: ma come diavolo hanno scelto il nome da darsi?

Tracklist

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