09/09/2013

Certe volte la musica sembra davvero un mare, definito eppure immenso, profondissimo e distante da confini sicuri, e io lì piccolissima tra il nuotare, il galleggiare, l’arrendermi anche se non tocco e il riprendermi poi, annaspando e sentendo al tempo la forza di correnti amorevoli e sinuose. Mi perdo, facilmente, e un po’ mi piace scivolare nell’abbandono di riferimenti concreti, di scadenze, impegni, partenze col piede costantemente sul freno: oggi voglio lasciar stare, stare a guardare, vederti passare senza fermarti e aspettare domani per farlo ancora. Voglio che le esplosioni sonore mi prendano, e mi sorprendano nell’attimo in cui mi volto, ed è così, mi giro e ci sei tu, con girandole di cantautorato psichedelico, con una presa morbida eppure viscerale, col miele nella voce e le chitarre in fiamme, con le parole che corrono in labirinti surreali dalle molteplici uscite: mi prenderai, anche se metto le scarpe migliori e scappo veloce, mi prenderai con quel tuo fare che è dolce e severo, con la bellezza che è nel dolore, e “Fortuna Ora” già lo fa, mi ha bloccato qui ad ascoltare, le percussioni leggere, gli arpeggi, i ricordi di sapori come pane, burro e zucchero che poi diventano meraviglia, e poi ancora scoppiano in una lunga travolgente coda di suoni sempre più decisi, fino a cedere, fino a che inevitabilmente ti dirò di sì, di nuovo, sbagliando, ma lo farò.

Il giro di basso di “Oh Gioventù” apre a sentimenti new wave e conduce solido attraverso un pezzo strumentale che sperimenta e inganna, che cammina sui bordi di un fare progressive e cambia faccia, cambia mood, fa un salto e poi un altro in un crescendo godibilissimo, e giù nella lenta discesa di “Regina della Notte”, come se l’amore fosse fatto di innumerevoli scalini e mentre scendi devi sapere bene dove fermarti per non crollare, e anche qui splendido il finale che pare s’accendano all’improvviso milioni di stelle e tutte per me. “Omega” fissa le scarpe, quelle che avevo per correre veloce, ed è un agguato tra post rock e freddo intenso, è quell’istante in cui pieghi la testa e chiudi gli occhi convinto di restare così per un tempo indefinito, e anche qui giochi prog, giochi come lame, giochi dove è chiaro che, alla fine, sono io che perdo, che mi perdo.

Rimane la title track, e anche lei non mi risparmia, una bomba tirata su da incisive cadenze che poi si rilassa in una malinconica distesa, e torna il mare, e sto a guardare ancora e ancora, per vederti passare mentre nuoto tra sirene, correnti e isole lontanissime, fatte tutte di “Ognuno di Noi è un po’ Anticristo”.

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La recensione Umberto Maria Giardini - Recensione - Ognuno Di Noi E' Un Po' Anticristo di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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