Ovo Abisso 2013 - Sperimentale, Noise

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Tornano gli OvO, senza maschera, con un discone che trascina nell'abisso.

Naviganti, ciò che affiora dalle acque limacciose nelle quali siete impantanati non è una rete di salvataggio ma un Kraken che inevitabilmente vi trascinerà nell’abisso. I tentacoli di Stefania Pedretti e di Bruno Dorella provocano dolore fisico, chiudono la gola e fanno rantolare. Si servono di quel dolore per comporre, per esorcizzare, per sublimare, per trascendere discendendo. Lo facevano bene, ora lo fanno meglio.

“Abisso” è un disco completo, un regno di dissonanze e di tribalismi, rituale, sacrale ed insieme blasfemo, infinitamente potente. Dentro ci sono l’esperienza di una vita di concerti e la voglia di spingersi oltre i propri limiti, già imponenti, di duo riconoscibile a livello internazionale.

“Harmonia Microcosmica” apre lentamente ed entra sotto pelle, incredibilmente delicata, rotta dalla voce che ha in sè la forza di ogni tragedia e dal synth che segue i battiti sincopati. Un pezzo pericolosamente vicino al dub che cede il passo a “Tokoloshi”, percussivo, mantrico e corruttore di quadratura, di scuola Diamanda Galas. Un momento e si è catapultati in una tempesta hardcore old school con “I Cannibali”, una deflagrazione fuori misura. La quiete dopo la tempesta ha il nome della poesia di Edgar Allan Poe, “A Dream Within A Dream”, un crescendo d’altri tempi, con le note del diavolo, parenti prossime delle invenzioni dei Black Sabbath, scremate dell’hard rock e declinate al black metal. Poi noise come se piovesse sangue (“Aeneis”) ed un ritorno al ritmo cadenzato iniziale con “Harmonia Macrocosmica” che si frantuma in bordate di rumore puro e viscerale, per ricomporsi, scandito ed etereo sul finale. La title track mi fa tornare in mente una certa epica industriale a cavallo tra Kirlian Camera e Officine Schwartz. Poi il “Pandemonio”, un delirio di doom e grind che fa esplodere la testa, a tempo per riposare con la soavità di “Ab Uno”, che presto si apre a perversioni metal. Arriva il finale, strisciante, come certi episodi silenziosi e misurati degli Einsturzende Neubauten. “Fly Little Demon” è un crescendo sinistro e malevolo, un’evocazione, un sabba che prosciuga. Poi il silenzio e la rifessione. Siamo di fronte ad un disco che entra di prepotenza tra quelli migliori di un 2013 abbastanza avaro di novità rilevanti, ma fecondo e prolifico di gemme oscure.

Gli OvO si tolgono la maschera, letteralmente. Non hanno niente da mostrare se non sè stessi e l’introduzione dell’elettronica, invece di diventare una sovrastruttura, si rivela un completamento organico del loro linguaggio. “Abisso” vince al primo ascolto e convince coi successivi, ogni volta suggerisce una sfumatura nuova ed un nuovo motivo per premere play. Io non vedo l’ora di vederli dal vivo, per farmi soffocare dai nuovi pezzi. Anche se non siete mai stati avvezzi al nero, stavolta dovreste proprio dargli una possibilità. Discone.

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La recensione Abisso di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-11-12 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • bisius 8 anni Rispondi

    Rubo, adattandola, la massima spesso citata a proposito dei Motorpsycho: suonano in due ma sembrano un esercito. La prova vivente che la povertà (relativa) della strumentazione può essere tutto fuorché un ostacolo probante. Il miglior disco degli OvO.

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