03/01/2014

Vengono da Bolzano, sono in giro da dieci anni e questo è il loro primo disco. Si chiamano Moscaburro: sei membri, doppie voci (maschile e femminile) e tante chitarre acustiche, con anche glockenspiel, arpa e archi. 

"Bread and Butter flies è un disco di indie folk, di stampo soprattutto americano. Una decina di canzoni sognanti, romantiche e incantate che rimandano alla famiglia Buckley come ai songwriter con la camicia a quadri che spaccano legna nel Wisconsin.
Si parte con un pezzo abbastanza movimentato, "Ticket for your love", che emana influssi positivi, anche sul giudizio del disco. Con "A sonnet" ci si immerge nella ballata intimista, un pezzo da manuale. Si osa un po' di più con "Scattered Traces": niente che non abbiamo già sentito, ma ci si sente tensione lirica e, man mano che il brano cresce, si scoprono sempre più cose e suoni e belle atmosfere.
In "Spinning Jenny" si sente parecchio l'influenza di Buckley figlio, incrociato con Damien Rice: struggente canzone che parla del dolore di una donna. Amara e malinconica anche "Eveline", mentre "October's rain", pezzo tra i più convincenti, si fa strada con venature più pop e decise, grazie forse a un arrangiamento grunge e il dialogo fra la chitarra acustica e l'elettrica. Infine "Scent", degna chiusura di un disco che tratta il folk degli ultimi anni con i guanti.

Un esordio raffinato, che fa ben sperare. Hanno le carte in regola per crescere in sapienza compositiva, scrittura e arrangiamenti. Ma devono affrancarsi dai maestri che tanto hanno ascoltato e dare una scossa alle loro canzoni, evitando i déja-vu e tenendo più viva l'attenzione dell'ascoltatore.
 

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La recensione Moscaburro - Recensione - Bread and Butter flies di Sara Scheggia è apparsa su Rockit.it il 17/07/2019

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