11/09/2013

Casualità o causalità, vedete voi.
Fatto sta che mentre ascoltavo questo split è arrivato un temporale di quelli che fanno staccare l'elettricità e vivere un momento di primitivismo in casa. La musica però ha continuato a suonare, grazie al fedele laptop a pile. Ho visto me stesso al Torture Garden dello Slimelight di Londra, in una situazione megaperversa dei primi 90s.

Si parla di oscurità e di tutto ciò che ne consegue, ma non solo. Questo ep, uscito prima in cassetta per la SixSixSixties Records e ora in ristampa vinilica, è un ottimo biglietto da visita per far conoscere Mushy e Meddicine ai neofiti. Quelli che già masticano la grammatica analogica di synth e drum machines, avranno l'ennesima riprova del valore delle due.

Mushy viene da Roma e di professione fa la sirena. Con la sua voce lontana e sensualmente sinistra, incanta i naviganti ed increspa le onde del mare. Si muove sinuosa su tre pezzi di chillwave il cui fulcro, "(Let me) Go Away", ti si appiccica in testa come un chewing gum ai capelli e ti ritrovi a cantarla in coda alla Posta (true story). La conclusiva "All my secrets" è già un classico che piacerà ai darkettoni di una volta. Un po' Virgin Prunes, un po' Gitane Demone, sotto una base minimale che ricorda i Suicide più neri. Meddicine invece è londinese ed il suo lato, non meno affascinante, ti colpisce come un treno. Se la musica di Mushy appare lontana, qui si cambia registro con tre pezzi di industrial ipnotico e a tratti tribale ("I dream where you are"), comprensivo di filastrocca malata ("Go Go Betty"). Per me, una rivelazione.

Uno split tutto femminile che ti porta ad esplorare le darklands con una torcia, dalle case abbandonate agli abissi limacciosi. Lo vedo come un ideale approccio al genere, per poi rimanerne folgorato e completare la discografia di entrambe. Se non si fosse capito, mi è piaciuto assai. Consigliatissimo.
 

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