01/10/2013

Un mucchio di foglie secche ai piedi di un albero, multicolore come se ne vedono solo nelle foto degli enti turistici del New England. L'inquadratura si allarga rivelando che sì, siamo in America. L'America dei boschi e dei fiumi, delle tavole calde e delle tazze di caffè riempite una volta, due, tre, fino al mattino, l'America dei portici e delle roulotte, dei gelidi inverni e dei bar sull'autostrada, dei motel e dei centri commerciali. L'America lontana dalle luci di New York e dalle stelle di Los Angeles, l'America dove si nascondono le storie così lontane e così vicine raccontante da Miranda July e Aimee Bender. Storie di famiglie e amicizie, solitudini, barbie e bottiglie. Storie che chiedono di essere raccontate da voci di donne capaci di trovare nel buio scintille che trasformano le vite in romanzi, racconti, canzoni. Voci come quella di Georgeanne Kalweit: fatta apposta per trasportarci in un mondo notturno, buio ma anche caldo e denso di umanità, un mondo cantato sulle note di un folk-rock terrigno, dalle radici massicce che nutrono di reminiscenze del miglior rock al femminile le infiorescenze elettroniche, new wave e post rock, per creare canzoni che si ascoltano e si vedono anche, popolate come sono di suoni concreti e immagini vivide. "Mulch" è un disco vero, letterario, materico, bello.

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