23/09/2013

"Muta dorma la bellezza / e per sempre la ragazza / ricoverata in coma / le porga la chioma / nell'eternità di Roma".

Si chiude così "Venga il regno", sesto album in studio dei Virginiana Miller. Si chiude con parole che sono un'analisi fin troppo precisa di ciò che ci circonda. Il pezzo è "L'eternità di Roma" ed è una sorta di riassunto in forma di canzone de "La grande bellezza" di Sorrentino (senza la parte sulla santa, per fortuna), ovviamente filtrata dai modi di Simone Lenzi. E quindi: alliterazioni estreme, elementi grotteschi, attenzione ai dettagli.

“L’eternità di Roma” è uno dei tre pilastri di questo disco. Gli altri due, posti non a caso all’inizio e a metà, sono “Anni di piombo” e “Lettera di San Paolo agli operai”. La prima, tutta giocata su un basso in primo piano, è un racconto in cui il terrorismo rosso fa da sfondo - lontano, ma presente - a un rapporto a due che passa per gesti comuni e telefonate. “Lettera di San Paolo” è ancora più complessa e stratificata (con rimandi ad Aristotele, Gramsci e Hobbes dichiarati da Lenzi) e si chiude con quello che è in fondo un assist al pezzo conclusivo, un definitivo “credo nel cemento disarmato / credo che tutto sia compiuto / e che tutto sia ormai / passato”.

Tre pilastri a sostenere l’album, otto altri pezzi di livello a completare il tutto. Con i Virginiana Miller viene spontaneo concentrarsi sui testi, ma, mai come questa volta, anche le musiche meritano attenzione. “Venga il regno” è il disco più pop dei Virginiana, con alcune canzoni che si aprono come mai accaduto in precedenza: “Una bella giornata” e “Pupilla” sono esemplari in questo senso, così come “Tutti i santi giorni”, già nella colonna sonora del film omonimo di Paolo Virzì (tratto da un romanzo di Simone Lenzi) e David di Donatello 2013 come miglior canzone originale.

Il bello di questo album, però, è anche l’aver mantenuto un legame netto con i vecchi lavori, soprattutto a livello tematico. “Chic” potrebbe essere la risposta upper class alle vacanze nazionalpopolari di “Tutti al mare” (dal primo album “Gelaterie sconsacrate”, 1997), “Nel recinto dei cani” sarebbe perfetta nei gironi danteschi di “Italiamobile” (1999) e versi come "La felicità / è una cosa di molti / è una cosa degli altri" (“Due") rimandano a quella felicità che "passava vicina e si arrendeva al panorama" ("Placenta", di nuovo da "Italiamobile").

Contatti con il passato, proiezioni in avanti, sguardo sul presente: “Venga il regno” è l’ennesima dimostrazione dell’abilità dei Virginiana Miller nel masticare ansie e ossessioni di questo paese, per poi risputarle sotto forma di canzoni pop piene di livelli e riferimenti. Lo fanno da quindici anni e - così bene - in Italia lo fanno solo loro.

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La recensione Virginiana Miller - Recensione - Venga il regno di Marco Villa è apparsa su Rockit.it il 21/08/2019

Commenti (9)

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  • Emiliano Calori 05/10/2013 ore 00:38 @emilianocalori

    anzi come un cosmonauta

  • Emiliano Calori 05/10/2013 ore 00:47 @emilianocalori

    E poi di album che contengano testi con uno zeugma qua e là, non è che se ne sentano spesso!

  • Nur Al Habash 14/11/2013 ore 18:02 @nur

    cuoricini

  • SraffaTax 04/04/2014 ore 14:03 @SraffaTax

    Una piccola operta d'arte, con 11 perle. Impossibile non ascoltarlo.

  • maxonthebeach 20/08/2015 ore 17:52 @maxonthebeach

    Capolavoro Pop.

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