Tempelhof Frozen Dancers 2013 - Elettronica, Shoegaze, Ambient

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L'ambient, i cattivi maestri e il cielo su Berlino

"Frozen Dancers" lascia spiazzati. Dimenticatevi dei Tempelhof per come li avevate conosciuti, soprattutto se la chiave d'accesso era stata "You K", EP fuori un anno fa per i bacini sempreverdi di Hell Yeah. Dopo gli esordi per chitarra e pianoforte aerostatico di "We Were Not There For The Beginning, We Won't Be There For The End" e il successivo passaggio sui nastri dell'etichetta Ferrara based con la testa più di ogni altra al cielo su Berlino, l'ultimo disco del duo Luciano Ermondi - Paolo Mazzacani non arriva a spezzare ogni legame col passato scegliendo la via delle voci pop e dell'uptempo nu-disco, come lasciava presagire l'ultimo EP con dentro remix dei colleghi della scena. Semmai, si torna sui banchi di scuola con gli eroi di sempre (Aphex Twin in prima fila) e il restyling di una sensibilità ambient che fa rima con nuova consapevolezza e lascia a lato ogni deriva noiosa, 90s e passatista del caso.

I pezzi più in vista del mosaico sono "Drake", col suo ipnotico e lento incedere, "Monday Is Black", che a un minuto della fine apre e mostra quanta anima può risolversi nelle pieghe di un beat, il dub che accarezza "Sinking Nation", la morbidezza di "Skateboarding At Night". Non immaginate qualcosa di semplicemente liquido e anaerobico, i Tempelhof fanno di tutto per non risultare mai troppo statici. Si spiegano così certi slanci verso la UK più happy, punteggi breakbeat e una cassa dritta, una, che arriva dopo trenta minuti di disco ("The Dusk").

Manca ancora un po' di malizia compositiva, quasi sicuramente arriverà col prossimo lavoro, nel frattempo "Frozen Dancers" lascia ostaggi a numerosi repeat e, soprattutto, respira come solo poche cose sono in grado di fare.

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La recensione Frozen Dancers di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2013-12-31 00:00:00

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