Iascared Il vortice 1998 - Rock, Alternativo

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Il gruppo lombardo non nasconde, fin dalle prime battute delle note stampa, che il suono prodotto verso la metà degli anni '90 a Seattle sia la loro principale influenza. Pur con tutto questo la personale rielaborazione è molto interessante, tanto che gli stessi componenti preferiscono parlare di 'ispirazione'. E non potremmo certo dargli torto, considerando le notevoli doti della formazione.

L'amalgama che i 6 hanno raggiunto dopo 4 anni scarsi di attività è notevole: le chitarre si ritagliano notevoli spazi (non a caso ce ne sono due), gestendo bene anche il 'rapporto' con la voce di Davide, bravo ad interpretare le composizioni ma a volte troppo intento a imitare canoni 'grunge'; naturalmente stiamo parlando di pecche tutt'altro che imprescindibili, visto che ci sono (quasi) tutti gli ingredienti per apprezzare il cd in questione. Se da una parte, ad esempio, è abbastanza riuscito il tentativo di 'originalizzare', passatemi il neologismo, il sound attraverso l'uso delle percussioni (anche se i Karma c'avevano già pensato), dall'altra parte è un po' arduo sperare di risultare... originali con una ballata come "Ai confini del blu", certo godibilissima, ma anche un po' troppo furba.

Preferiamo di certo la tagliente "Allucinazioni", costruita su un muro di chitarre che a tratti, ma solo a tratti, ricorda (...guarda caso) i Fluxus; la successiva "Il silenzio..." e "Samsara" conquistano la palma di migliori brani del cd: la prima è sospesa tra i Karma e tocchi di psichedelia, mentre nella seconda il gruppo sintetizza razionalmente i propri aspetti 'viscerali', prova ne è il fatto che le corde di Luigi e Morgan si lanciano in un duello all'ultima 'lama'.

Altrettanto convincente è "Impedimenti", una traccia che tenta di uscire dai binari delle sonorità tipiche della band, visto che le (solite) chitarre tentano nuovi possibili incroci con la sezione ritmica. La stessa impressione sul sound si avverte all'ascolto di "Il lato oscuro", più riflessiva nel suo incedere, quasi fosse una lunga cavalcata elettrica. La conclusiva "La mia linea" è un assalto chitarristico che dura poco meno di due minuti, a ricordare certi episodi degli Afterhours.

C'è insomma di che ascoltare se prestate orecchio a questi 8 brani: se vi è piaciuto il movimento di Seattle gli Iascared non vi deluderanno. Certo non stiamo parlando dei Nirvana, ed è giusto che sia così, siccome siamo in Italia.

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La recensione Il vortice di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 1999-01-06 00:00:00

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