26/02/2003 di Ilaria Rimondi

Come a volte vi sarà capitato di leggere in queste pagine, non sempre il materiale ricevuto viene considerato adeguato all’intento generale del sito, a volte l’inclinazione sfacciatamente commerciale di alcune band le penalizza a priori. La finalità degli Zero1 è di smerciare, nella maniera più diretta possibile, al più presto possibile, seguendo un ordine prestabilito, senza sbavature, dritti e chini come arieti. Certo anche asfaltare una strada senza la minima ruvidezza richiede una certa maestria e razionalmente ritengo che la professionalità sia una componente migliorativa, anche se il cuore mi dice che i quattro vicentini ne hanno fatto largo uso nella direzione sbagliata. Perché ingenuamente desidero che la musica sia nervi, anima, sangue, cuore, sporco e caldo. E a volte sia una orribile registrazione e la faticosa scoperta, a concentrazione sfinita,di tante belle parole. Detto questo ho tra le mani un cd con un packaging curato e patinato e cinque tracce dai titoli netti, senza fraintendimenti, senza sfaccettature. Play…24minuti 53 secondi…Stop. E già ricordo i ritornelli e senza ripensamenti ho chiaro quello che vorrei consigliarvi, Zero1, per togliervi qualche sassolino dalle scarpe e correre sulla strada dei vari Nek, Lunapop, Grignani che pare vi stiano tanto a cuore. Nonostante il pop italiano sia un genere immacolato, pudico e irreparabilmente scontato, nasconde alcuni codicilli a piè pagina che bisogna mandare a memoria se ci si vuole guadagnare sopra. Dunque: arrangiamenti levigati, musicisti dalla tecnica consolidata, ma senza alzate di testa e stravolgimenti, trame sonore lineari, iterazione ossessiva dello stesso concetto nel ritornello(il “voglio te, sei l’unica per me” ha qualcosa di morboso ribadito con tanta insistenza…), qualche grattata sensuale della voce e una registrazione ben curata. E fin qui i ragazzi hanno studiato. Poi arrivano le scopiazzature a modelli di successo stranieri che possono essere finalizzanti se ben impastate, ma denunciabili se plateali. L’intro in batteria solista di “Voglio te” è fotocopiato da “In my place”dei Coldplay, l’ultima traccia ricalca i cantati degli Oasis. Il cantante ha una vocalità scandita, inappuntabili passaggi di tonalità e una buona dizione. Questo determina purtroppo che l’attenzione ricada sui testi, pervasi d’amore, di buoni sentimenti e di speranzine per giorni migliori. Si può parlare di affetti e farlo in maniera orecchiabile, ma su amore-mare-sole-cuore ci hanno lucrato già abbastanza…e l’adolescente media in una canzone desidera ancora lo sfacciato lieto fine o la tragedia… Una volta raddrizzate queste sbandate avrete di che asfaltare magnificamente la vostra strada .A quel punto vi auguro di potervi comprare tante belle automobili.

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