22/10/2013

Mi ricordo una discoteca che in realtà era una pizzeria, poi la mirror ball s’impadroniva della scena, partiva la musica, e io che avevo più o meno dodici anni sentivo l’inizio della mia adolescenza, ne sentivo il peso tra le mani e appiccicavo poster sgranati nella visione di un futuro tutto ancora da colorare. E non so dire esattamente il perché, ma questo album ha proiettato subito di fronte a me l’immagine di quei giorni, di un’idea di discoteca che non esiste più, persa tra djset virtuosistici o happening dove ballare è un confondibile dettaglio: non c’è disprezzo, voglio dire, è così, si cresce e prende forma tra le pieghe più nascoste di un presente accartocciato su di sé la Nostalgia, con la maiuscola, sì.

E sospesa nella nebbia leggera di ricordi che pare anni luce fa, mi abbandono morbidamente alla chillwave, alle tinte sfumate con colpi di porporina, all’italo disco nella sua accezione più raffinata (se esiste una tale accezione, sennò ce la immaginiamo), persino minimale nonostante la ricchezza dei suoni, e questo perché sembra tutto semplice, sembra tutto così naturale quasi che gli Hello Again si svegliassero la mattina già coi brani in testa, a canticchiare “So Long” sotto la doccia, a portare il tempo coi polpastrelli mentre preparano il caffè, come quelle musiche che partono nei film e la vita si trasforma in spettacolo, tutti coi passi giusti, con l’espressione yeah e il no matter for the future.

Prendi “Back”, fantastica, fascinosamente eighties, ammiccante nei suoi abiti scintillanti d’elettronica un po’ kraut, un po’ sexypop wave e l’irresistibile “All the Time”, ugualmente fantastica, fascinosamente eighties e ammiccante: i brani tratti dall’ep “Happy Moondays” (titolo che cela forse un omaggio alla cara Madchester), qui presenti come bonus tracks, sono in realtà differenti dagli altri, decisamente più immediati, cantati, estivi e pieni di cocktail e notti infinite, mentre, per dire, “Not So High” è la seduzione all’alba, è il glow che si insinua tra le lenzuola, è il pensiero che non ti fa dormire. “Summer” ha l’epicità dei dancing club mentre gli sguardi si cercano per scatenare attrazioni lampanti, “Lazy” è tutta cuscini e voce riverberata, drum machine e leggerezza, l'animo glitch di “Infected” che ti prende proiettandoti in luoghi e affollatissimi, “A” è la pioggia, la tristezza, l’assenza, ed è l’unica che mi fa pensare a te in modo diverso.

Gli Hello Again sono i Casa del Mirto e Fabio Nirta, dj, promoter e deus ex machina capace di creare scene, spostare l’attenzione e rendere ogni cosa a più dimensioni, multimediale e spesso spiazzante (vedi l’ultima idea di caricare il video di “Not So High” su Youporn), e tanti altri a collaborare in vario modo, perché l’impressione che si ha è quella di un gruppo di amici con passioni comuni che giocano a produrre suoni e il gioco diventa bello e intrigante e allora perché non provarci sul serio? 
“12 /// 24” merita davvero molteplici ascolti ché cresce man mano, cattura davvero, e trasforma la tua fredda lampada seriale nella mirror ball che hai sempre sognato.

---
La recensione Hello again - Recensione - 12 /// 24 di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

Commenti (1)

  • Alice Tiezzi 22/10/2013 ore 13:22 @AliceT

    Margherita, riusciresti comunque a trasformare qualsiasi album in capolavoro con le tue parole (bel disco davvero comunque!).

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati