03/04/2014

Viscerali, diretti, e poco impegnati, i Derelitti interpretano senza filtri il classico stereotipo di band scapestrata e folle. Con riff e soli baldanzosi ”Tu mi nuoci”, cori poco sobri ”Tutto quello che”, ritornelli andanti “Mi esplode la testa” e farneticazioni in rima baciata, impregnate di sesso droghe e violenza, diffondono energia che spinge ad essere sbagliati, irrequieti, confusi, sfrenati, insomma molto rock.

Chiudendo un occhio sulla qualità del cantato e apprezzando comunque lo sforzo di usare l’italiano in un genere più spendibile in inglese, si percepiscono le notevoli capacità strumentali degli interpreti, che senza primeggiare fra loro, si mescolano e si confondono con il solo scopo di far baldoria.Spessore tecnico ed emozionale che emerge, ad esempio, nell’ammaliante sound in “Derelitta (Toxic Park Version)” poi immediatamente dissacrato e bistrattato dal cantato sporco e scomposto, che prosegue in quella sorta di spirale autodistruttiva che aleggia in tutto il disco che non prevede pulizia e impegno nella produzione dell’opera musicale, ma solamente di sputare fuori tutto il malessere nel modo più spontaneo, brutale e selvaggio possibile. Il caos è assicurato.

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